Archivio per maggio 2011

06.05.2011 | Comunicato Stampa

8 maggio 2011

COMUNICATO STAMPA
Aosta, 6 maggio 2011

Il Direttivo del Comitato valdostano dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, riunito oggi a Saint-Vincent, a proposito delle code polemiche a seguito degli ormai noti eventi occorsi durante la commemorazione del 25 aprile 2011 di Aosta, si rallegra per l’esito positivo del chiarimento avvenuto nei giorni scorsi tra i rappresentanti delle Forze Armate, i Parlamentari valdostani e il Presidente dell’ANPI regionale.

Auspica, per i futuri appuntamenti, una migliore organizzazione – peraltro in nessun modo imputabile agli interlocutori presenti al suddetto incontro.

Al tempo stesso l’ANPI della Valle d’Aosta esprime piena solidarietà ad Andrea Lamberti per gli attacchi a lui rivolti all’indomani del discorso ufficiale tenuto in occasione della manifestazione per il 25 aprile, Festa della Liberazione, presso il monumento ai ‘Morts pour la liberté’ di Aosta.

Il Direttivo dell’ANPI, così come già sottolineato nell’immediato dal Presidente Marino Guglielminotti Gaiet, condivide integralmente i concetti espressi da Lamberti e da tutti gli altri oratori individuati dall’ANPI che troverete sul sito http://valledaosta.anpi.it/ in quanto riprendono le preoccupazioni a più riprese contenute nei documenti e negli appelli dell’ANPI nazionale.

Andrea Lamberti, nel corso della riunione, sottolinea che: “il tono del suo intervento definito da alcuni tribunizio, non era altro che la reazione forte rispetto alla grande preoccupazione per quello che sta avvenendo in tutta Italia, dove vi è stata una ripresa ed una intensificazione delle iniziative di tipo fascista, come quella segnalata lo stesso 25 aprile a Donnas (due ragazzi passando in macchina si sono sporti per fare il saluto romano e inneggiare al duce rivolti alle persone davanti al cippo partigiano).”

L’ANPI negli appelli di questi giorni ritiene quindi necessario avviare una grande campagna di riflessione, di informazione e di impegno sui temi della difesa dei valori fondanti il nostro vivere civile frutto della Resistenza, oltreché di collaborare con tutti gli antifascisti, le forze democratiche, le istituzioni in genere che si richiamano ai valori dell’antifascismo.

ANPI – Comitato Valle d’Aosta
Via G. Elter, 6 – 11100 Aosta
Tel. 0165 40809
Mail: anpi.vda@gmail.com

Aosta | L’orazione di Andrea Lamberti per il 25 aprile

7 maggio 2011

Andrea Lamberti | foto AostaSera.it

E’ bellissimo il 25 Aprile.

Il 25 Aprile è bellissimo perché è la prova tangibile che nella storia i valori di libertà e giustizia possono vincere. E questo mai nessuno potrà cancellarlo. Il 25 Aprile non si può rovinare perché questo esempio non si può cancellare. La speranza che il mondo possa cambiare è nel 25 Aprile. Il 25 Aprile ci ricorda che un mondo migliore è possibile, che un mondo dove libertà e giustiza vincano è possibile e basta impegnarsi e potremo averlo. Quindi nessuno potrà cancellarci il 25 Aprile. Ci provano. Ci provano a Roma con i manifesti fascisti che dicono “25 Aprile: buona pasquetta” e 3 fasci littori. Ma non ce la fanno. Perché l’esempio non si cancella. Perché la memoria non si cancella. E noi siamo quindi qui a festeggiare perché anche noi speriamo in un mondo dove libertà e giustizia possao vincere ancora, in un mondo che possa cambiare nuovamente. E quindi noi oggi siamo qua a festeggiare. Ma non possiamo scordarci che il 25 Aprile ha 2 facce. Una faccia che guarda al futuro ed è la faccia che noi festeggiamo. E una faccia che guarda al passato e ci ricorda quello che c’è stato prima del 25 Aprile del 1945: quando c’è stata la dittatura, quando c’è stato Mussolini, c’è stata la guerra. Perché non possiamo dimenticarci che l’Italia prima di essere stata partigiana è stata fascista. Che se ci sono stati tanti italiani partigiani è perché prima tantissimi italiani hanno scelto di essere fascisti. Il 25 Aprile impone una scelta di campo. Dobbiamo scegliere da che parte stare: o di qua o di là. Antifascisi o fascisti. Non ci sono altre possibilità. Dobbiamo scegliere da che parte stare e quali sono i nostri valori di riferimento. Ed è su questo che dobbiamo riflettere quest’anno: 150 dell’Unità d’Italia. Questa è una festa che va sicuramente festeggiata perché è un percorso che abbiamo fatto assieme, un percorso che non può essere cancellato nonostante le tante ombre che ci sono come si divertono a ricordare i tanti detrattori di questa festa. Ma è un percorso che abbiamo fatto assieme e va festeggiato. Ma deve essere anche e soprattutto occasione per riflettere su chi vogliamo essere noi come italiani: quali sono i nostri riferimenti? Cosa vogliamo noi per il nostro futuro di italiani? Perchè dobbiamo ricordarci che l’identità si sceglie, si sceglie chi essere. Non si nasce fascisti non si nasce partigiani. Si sceglie cosa essere, si scelgono i propri valori. I partigiano hanno scelto di essere partigiani, i fascisti hanno scelto di essere fascisti. Hanno fatto una scelta diversa ed è per questo che sono diversi ed è per questo che è intollerabile quando qualcuno si permette di metterli sullo stesso piano. Oggi noi dobbiamo scegliere di nuovo chi essere, dobbiamo scegliere i nostri valori, dobbiamo scegliere come guardare al futuro. Il 25 Aprile è una festa scomoda perché non tutti si possono riconoscere nel 25 Aprile. Bisogna scegliere chi essere. E noi oggi chi vogliamo essere come italiani e come individui? Chi vogliamo essere? La risposta per noi che oggi siamo qua sembra facile, scontata, ma non lo è. Dobbiamo ricordarci che sia a livello istituzionale che a livello popolare le risposte non sono così chiare. Non possiamo dimenticare i 6 onorevoli, se vogliamo chiamarli così, che non trovano nulla di male nella ricostruzione del PNF. Non possiamo dimenticare che un altro onorevole ha dichiarato “L’A.N.P.I. Mi disgusta” in occasione del 25 Aprile. Non ho parole e non voglio commentare. Non possiamo scordarci i tanti esempi di fascismo esplicito. Posso raccontare una piccola storia letta sul sito nazionale dell’A.N.P.I.: in un piccola paese della Lombardia [Trezzano sul Naviglio] un sindaco sostenuto da una maggioranza col PDL ha impedito all’A.N.P.I. di parlare e ha imposto il suo discorso in piazza. Aveva paura di quello che l’A.N.P.I. potrebbe dire. L’A.N.P.I. ha lo stesso fatto manifestazione, ha lo stessa fatto il corteo, nonostante il sindaco avesse cercato di impedirlo: anche questa è Resistenza. Non possiamo però dimenticarci anche i tanti attacchi impliciti ai valori della Resistenza e della Costituzione. Non possiamo scordarci che troppo spesso oggi la giustiza, quella vera, quella di tutti, si cerca di trasformarla in una giustizia su misura per qualcuno e questo è fascismo e non c’è nessun problema a chiamarlo così. Non possiamo scordarci che i valori di giustizia e libertà vengono sempre calpestati. Penso ad esempio alla riforma della scuola pubblica contro cui l’A.N.P.I. ha protestato il 21 marzo [in realtà il 12 marzo]. La riforma della scuola pubblica cerca di trasformare il nostro paese in un paese dove la libertà per cui hanno combattuto i partigiani non esista e questo non possiamo dimenticarcelo. [In questo momento si sente l’ordine e gli alpini se ne vanno] Dobbiamo ancora oggi combattere perché a livello istituzionale c’è gente che si vergogna di riconoscerci nei valori della Resistenza e noi questo non possiamo accettarlo. Noi dobbiamo avere la forza di indignarci ancora, di gridare con forza il nostro essere antifascisti perché è inaccettabile che uno Stato come il nostro si vergogni di riconoscersi nei nostri valori ed è per questo che noi oggi siamo qua e lo saremo ogni anno per dire che ci fa schifo il nostro stato spesso, che ci vergognamo di essere italiani in alcuni casi. Ma anche a livello popolare le cose non vanno meglio. Noi oggi qui siamo pochi e lo sappiamo. Siamo troppo pochi perché il nostro paese si dovrebbe riconoscere in questi valori e invece siamo troppo pochi qui oggi. Nel sentire comune italiano oggi c’è un sentimento alla “volemose bene”, “né di qua, né di là, io non prendo parte”. No. Io parteggio. Io so da che parte stare. Io so quali sono i miei valori e non mi vergogno a dirlo. Io ci metto la faccia. Perché se vogliamo un mondo migliore non dobbiamo avere paura di scendere in piazza e dire con forza chi siamo e in cosa crediamo. Io sono antifascista! E allora? Non mi vergogno a dirlo. Tu ti vergogni a scendere in piazza? Affari tuoi. Io non ho paura, io non mi vergogno. Però un po’ di speranza rimane, comunque posso vedere che c’è una parte d’Italia che non si arrende. L’abbiamo visto con le manifestazioni per la scuola pubblica, le manifestazioni per la donna, le manifestazioni contro il precariato. C’è una parte d’Italia che non si arrende e vuole continuare a sognare, vuole continuare a combattere. E allora è per questo che noi oggi siamo qui. Perché se la domanda è “Noi chi vogliamo essere?”, noi come individui e noi come Nazione e se la risposta è la risposta di questa piazza, la risposta di un antifascismo fiero, orgoglioso e coraggioso, allora io non posso che concludere dicendo:

VIVA L’ITALIA, VIVA LA DEMOCRAZIA, VIVA LA LIBERTA’.

Andrea Lamberti, componente del Comitato Regionale ANPI.

Donnas | Discorso commemorativo di Raimondo Donzel

7 maggio 2011

Raimondo Donzel | foto Consiglio Regionale

Discorso commemorativo per il 25 aprile 2011 a Donnas

(Pont-Saint-Martin e Perloz)

Egregio Signor Sindaco,

Cari partigiani, care staffette,

Autorità civili, militari e religiose

Chers amis valdôtains

Care cittadine e cari cittadini

|

sono passati soltanto due giorni da quando, in occasione di una tavola rotonda a Issogne; ho incontrato Yves, Tigro, Janes, César, Moro, Purosangue, Gagno, Abete, Tigre e la staffetta Matilde. Preziosi questi incontri con gli ultimi protagonisti di giorni terribili e insieme memorabili, perché dall’orrore della guerra e dei lager portarono alla libertà e alla democrazia. E non a caso ho usato i nomi di battaglia di questi uomini. Non era un gioco, un vezzo assumere una nuova identità. Era necessario perdere il cognome, innanzitutto per evitare che la famiglia subisse rappresaglie e persecuzioni. Non mancavano le spie, i delatori, coloro che servirono il regime con devozione fino all’ultimo giorno, per poi rinnegare tutto. I partigiani soprattutto nel 1943 erano pochini! Eppure ebbero il coraggio di fare una scelta… Difficile, molto difficile! Alcuni, giovanissimi, con in mano una cartolina blu, una cartolina precetto, affrontarono il dilemma: soldato di Salò, col fascismo o quello che restava di esso e gli alleati nazisti, oppure partigiano, mettendo a repentaglio la propria vita in nome di una libertà che alcuni nemmeno avevano mai conosciuto perché cresciuti nel regime fascista. Non avevano armi, equipaggiamenti, e all’inizio poca o nulla formazione politica. Ma questi giovani seppero scegliere fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, senza curarsi dei rischi! E oggi siamo capaci di una scelta? O restiamo inerti di fronte agli attacchi alla democrazia e alla libertà? Ce ne staremo zitti a guardare che qualcuno affigge manifesti con le squadracce fasciste che augurano “Buona Pasquetta”? Concita De Gregorio su l’Unità di ieri ci interroga tutti con queste parole: “Direte: sono manifesti messi da qualche cretino. Vero, ma solo fino a qualche anno fa non si sarebbero permessi. I cretini escono in massa allo scoperto perché si sentono spalleggiati e in fondo approvati. Si specchiano in chi ci governa e improvvisamente non hanno più vergogna né paura, anzi al contrario: sono tracotanti e rumorosi. Si sentono dalla parte di chi ha vinto, salgono sul carro. Alcuni sono solo cretini, e pazienza. Altri sono sul crinale del crimine e a volte oltre, ci sono cose che non si possono fare non perché non sta bene o perché si offende qualcuno ma perché è proprio un reato. Apologia di fascismo, per esempio. Altri ancora (a Milano) sono applauditi e saranno probabilmente eletti, così da chiudere il cerchio tra rappresentanti e rappresentati.” Ma noi, cosa stiamo facendo? Aspettiamo? Ci chiudiamo fra le montagne della nostra Autonomia, dimenticando che i martiri della Resistenza, il loro sangue è stato la linfa vitale da cui sono fioriti i Decreti luogotenenziali e lo Statuto speciale? Pensiamo forse che ciò che accade a Roma non ci tocca? Proprio con una marcia su Roma iniziò il fascismo e travolse i valdostani che indossarono le camice nere e dovettero piegarsi al regime fino alla Liberazione. Fingiamo di non sapere che la libertà è sotto attacco? E allora che dire dei disegni di legge che vogliono cambiare la Costituzione senza larghe convergenze ma con continue e pericolose provocazioni? E come giudicare il disegno di legge costituzionale che intende abolire la norma della Costituzione che vieta “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”, presentato al Senato, il 29 marzo, dal senatore del Pdl Cristiano De Eccher (Pdl)? Qui non siamo più alle schermaglie giuridiche ma davanti a un pericoloso attacco alle libertà democratiche. Co-firmatari sono gli altri senatori del Pdl Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin, Achille Totaro e il senatore Fli Egidio Digilio. Anche se Digilio dopo l’intervento di Fini ha ritirato la firma e anche se il Presidente del Senato Schifani è rimasto ‘esterrefatto’ dall’iniziativa, il fatto è di una gravità inaudita e mostra come in Italia l’estrema destra sia stata chiamata a sostenere il Governo Berlusconi. In altri paesi, una destra normale, piuttosto perde le elezioni che governare con i fascisti. E Scilipoti, che, coi suoi amici Responsabili, redige un Manifesto del neo Movimento, copiando interi brani dal Manifesto del Partito fascista, non fa una ragazzata o una dichiarazione di ignoranza, ma dà un altro segnale di degrado della vita pubblica italiana. E come non vedere l’attacco continuo alla scuola pubblica, simbolo di libertà e equità tra i cittadini. Oltre alla riduzione dei finanziamenti, dei posti di lavoro, delle classi, alcuni parlamentari Pdl, Gabriella Carlucci in testa; hanno sostenuto che nei testi di storia adottati nelle scuole superiori italiane ci sono «tentativi subdoli di indottrinamento per plagiare le giovani generazioni a fini elettorali», che bisogna ritirarli dal mercato perché la scuola «non può trasformarsi in una fabbrica di pensiero partigiano». Come se il pensiero partigiano e i valori della Resistenza fossero nocivi per i nostri giovani e non invece le trasmissioni televisive come il “Grande fratello”. Vogliono cambiare la storia e i valori di riferimento di questo paese. E ancora l’aggressione alle istituzioni repubblicane come la Magistratura, con epiteti come le toghe rosse. O affermazioni secondo cui le procure sarebbero piene di terroristi. Senza ricordare il sangue versato dai magistrati negli anni di piombo! E infine la presentazioni di liste con firme false per il Pdl nelle elezioni regionali della Lombardia o il tentativo di cancellare i referendum sul nucleare e per l’acqua pubblica: un continuo sovvertimento delle regole democratiche. Tanto da far sbottare sia Carlo Smuraglia, nuovo presidente dell’ANPI: “Questo non è il paese che sognavamo. Bisogna smascherare le bugie. E vorrei che i giovani si impegnassero insieme a noi.” Anche il Presidente della Repubblica Napolitano ha sentito l’esigenza di usare espressioni forti come “una ignobile provocazione” per i Manifesti contro le procure apparsi a Milano; e ha aggiunto che “si sta toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni.” Dobbiamo reagire. Dobbiamo aprire gli occhi. Questo 25 Aprile 2011, dunque, non è una semplice commemorazione del passato; ma ci chiama tutti a una “nuova”, pacifica nei mezzi ma determinata e quotidiana Resistenza, per tornare ad esprimere valori di libertà, democrazia, equità e giustizia. I partigiani trovarono il coraggio di fare quella scelta; ora tocca a noi.

ANTIFASCISTI SEMPRE!

Raimondo Davide Donzel, Consigliere Regionale.

Verrès | Commemorazione del 25 aprile di Nedo Vinzio

7 maggio 2011

Cittadini, signori sindaci, autorità militari, rappresentanti delle associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma, rappresentanti degli ex internati nei campi di concentramento nazisti,

ringrazio il sindaco di Verrès, Luigi Mello Sartor, per il saluto appena portato a questa piazza e ringrazio tutti voi, qui convenuti per questa celebrazione del 25 aprile.

Questo è anche l’anno in cui si ricorda l’altra ricorrenza fondativa dello stato italiano: i 150 anni della sua unità, che è stata festeggiata il 17 marzo scorso.

L’emozione – non posso nasconderlo – è grande e all’emozione si aggiunge un doveroso pudore. In questi ultimi giorni mi sono infatti più volte chiesto quale diritto mi conceda di parlare in questa piazza ed in questa ricorrenza, quando qui con me e con voi ci sono alcuni dei diretti protagonisti di quella lotta di Liberazione che celebriamo e che avrebbero certo più titolo di me a tenere il discorso ufficiale.

Non sono uno storico, l’unico motivo che mi concede questo privilegio è forse quello di essere figlio, nipote e amico di partigiani combattenti, di avere perciò da sempre respirato l’aria sana di chi quei periodi tragici, ma anche esaltanti li ha vissuti in prima persona.

È con questi dubbi, ma è per questo, per la forza che mi da questo senso di appartenenza che cercherò qui e con voi di fare oggi del mio meglio.

Anche se in modo diverso, sono tanti gli aspetti legati alla data del 25 aprile.

In primo luogo noi oggi ricordiamo la fine della seconda guerra mondiale. Essa fu, per il nostro paese, una vera sciagura: milioni di Italiani e tra loro molti valdostani, furono mandati a combattere, a soffrire e a morire in, Francia, in Grecia, in Africa, nei Balcani, in Russia.

Dal ’43 si cominciò poi a combattere e a morire anche in Italia e dopo l’armistizio dell’8 settembre di quell’anno nacque presto la vicenda della Resistenza che fino all’aprile del ’45 pose le basi della società nella quale ancora oggi viviamo.

Inoltre è bene sempre ricordare, come ci invita a fare nella premessa del suo libro La Resistenza in Valle d’Aosta l’On. Roberto Nicco, che … La vicenda della Resistenza si sviluppa anche qui, per tanti aspetti, lungo linee comuni a quelle di altre zone, ma, nello stesso tempo, è segnata da caratteri specifici che la contraddistinguono fortemente. La questione valdostana, ovvero la definizione dell’assetto della Valle d’Aosta nel dopoguerra, …

Questa storia, italiana e valdostana, fu la catastrofe di gran lunga la più devastante e dolorosa della sua storia.

Il fascismo va giudicato anche sullo sfondo di tale disastro: ed il giudizio è, e sarà sempre un giudizio di condanna inappellabile, che nessun maldestro, antistorico, meschino e vergognoso tentativo revisionista potrà, dovrà, cancellare.

Concedetemi una digressione: mi riferisco qui alla presentazione al Senato, lo scorso 29 marzo, da parte di alcuni senatori del Pdl, di un ddl costituzionale per abolire la norma transitoria della Carta che vieta la ricostituzione del Partito nazionale fascista. Sebbene il presidente del Senato si sia dichiarato sorpreso ed esterrefatto che da parte di alcuni rappresentanti dell’attuale maggioranza parlamentare si arrivi a tanto e che anche molti altri parlamentari abbiano condannato l’iniziativa, ciò rappresenta l’ennesimo piccolo gesto mirato, ma molto significativo, per distruggere i pilastri della nostra Costituzione.

Ma dalla rovina della guerra nacque anche la volontà di riscatto della nazione.

La riscattarono i militari che, abbandonati dalla viltà del re, dalla vigliaccheria di politici e degli alti comandi militari, non si piegarono ai tedeschi e poi ai fascisti di Salò.

La riscattarono i partigiani delle tante e diverse formazioni combattenti, i civili dei nostri paesi, le donne, i tanti preti inermi ma coraggiosi.

Per tutto ciò possiamo dire, dobbiamo dire, che il 25 aprile è l’evento fondante il nostro vivere civile, quello che fa di noi un popolo indipendente e libero, anche nonostante le poco edificanti vicende che la nostra nazione vive oggi.

È con la Resistenza che abbiamo conquistato ancora una volta, per la seconda volta, la nostra indipendenza. È anche per questo che oggi vogliamo ricordare qui anche i 150 anni dell’Unità d’Italia e la nostra carta fondamentale: la Costituzione della Repubblica che, frutto della Resistenza, che ha riscattato questo paese dal fascismo a prezzo di atroci sofferenze di popolo, ha garantito che gli italiani, i valdostani, abbiano potuto vivere nella pace, nella libertà e nella democrazia ed anche nel benessere per i sessantasei anni che ci separano dalla Liberazione.

Questo ci porta al secondo aspetto per il quale siamo qui oggi: la difesa della Carta Costituzionale, più che mai sotto attacco.

Diceva Piero Calamandrei, che abbiamo ricordato poche settimane fa ad Aosta, in piazza Manzetti, leggendo la celebre epigrafe dedicata a Duccio Galimberti: “Lo avrai, camerata Kesselring…” in risposta alla folle pretesa del monumento che gli italiani avrebbero dovuto erigere al boia delle Fosse Ardeatine, delle Stragi di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema e molte altre.

Diceva Piero Calamandrei, appunto, nell’introduzione al corso sulla Costituzione italiana, tenuto a Milano nel gennaio 1955, … la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità; e ancora, ….. Ci sono tante belle cose da vedere, da godere oltre che ad occuparsi di politica. E la politica non è una piacevole cosa. Però, la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai.

E vi auguro, di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai ricordandovi ogni giorno, che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

Calamandrei, sempre a proposito della Carta Costituzionale, diceva anche:

Quando io leggo: nell’articolo 2 “L’adempimento dei doveri inderogabili, di solidarietà, politica, economica e sociale” o quando leggo nell’articolo 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli”, “la patria italiana in mezzo alle altre patrie”, ma questo è Mazzini! Questa è la voce di Mazzini.

O quando io leggo nell’articolo 8: “Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”, ma questo è Cavour!

O quando io leggo nell’articolo 5 “La Repubblica, una ed indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali”, ma questo è Cattaneo!

O quando nell’articolo 52 io leggo, a proposito delle forze armate “L’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”, l’esercito di popolo, e questo è Garibaldi!

O quando leggo all’articolo 27 “Non è ammessa la pena di morte”, ma questo, oh studenti milanesi, è Beccaria!

Mi è sembrato giusto, doveroso anzi, ricordare oggi e qui queste parole. Le preoccupazioni, ma anche l’orgoglio morale ed etico di un protagonista di quegli anni e di quelle vicende a pochi anni: 10, dalla fine della guerra.

Doveroso perché con voi oggi, a oltre sessant’anni di distanza dalla Liberazione, noi riconosciamo il ruolo importante, fondamentale dei giovani e delle loro istituzioni scolastiche, tanto vituperate, nella difesa dei valori della costituzione, in una staffetta non solamente ideale tra l’ultima generazione che ha vissuto sotto il giogo fascista, che è ancora qui con noi oggi, e chi ha potuto vivere in democrazia ma che proprio perciò deve difenderne i valori che non vanno mai dati per scontati, né acquisiti una volta per tutte.

Mi sia concessa anche qui una divagazione: il Presidente del Consiglio Berlusconi ha recentemente dichiarato nel discorso al congresso dei Cristiano-Riformisti il 26 febbraio 2011 e ancora ribadito il 16 aprile scorso: «Crediamo nell’individuo e riteniamo che ciascuno debba avere il diritto […] di poter educare i figli liberamente, e liberamente vuol dire di non essere costretto a mandarli a scuola in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei princìpi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell’ambito della loro famiglia».

Io, noi, crediamo che l’educazione, ora più che mai sotto attacco, è qualcosa che non si inculca. Né a scuola, né in famiglia e né altrove: la scuola e la famiglia devono educare, non inculcare. L’educazione è fatta di insegnamenti, di modelli pedagogici, di suggerimento di valori, di inviti allo studio, e di quant’altro sia non invasivo ma propositivo. “Inculcare” significa imporre qualcosa, indottrinare a forza, come facevano i regimi dittatoriali con le rispettive propagande.

Infine, vorrei ancora fare un’ultima breve considerazione sui fatti di questi giorni, determinati dalle insurrezioni dei popoli dei paesi nordafricani, delle repressioni che essi subiscono, degli esodi che esse determinano verso i paesi europei, in primis l’Italia.

Le risposte che gli Stati dell’Europa stanno offrendo, con i loro poco maturi comportamenti, dettati quasi esclusivamente da logiche di interesse elettorale, hanno creato il terreno fertile perché il Ministro Maroni, ma anche la leader del Fronte Nazionale d’estrema destra francese Le Pen, ipotizzare l’uscita dei nostri Paesi dalla Comunità Europea.

Anche in questo caso il richiamo ai nostri trascorsi storici si impone. L’idea di Europa come la viviamo oggi è nata dopo il 1945 per chiudere definitivamente il capitolo delle guerre europee; un capitolo lungo oltre duemila anni.

Se noi non inseriamo la nostra lotta di liberazione nazionale in quella più ampia lotta che tutta l’Europa combatté per riconquistare sé a se stessa nella libertà e nella democrazia, rischiamo di non cogliere tutta intera la carica liberante presente nella data del 25 aprile.

Le levatrici di quell’idea d’Europa furono tre statisti: i francesi Jean Monnet e Robert Schuman e l’italiano Altiero Spinelli. Dalla loro spinta ideale è venuta alla luce la Comunità Europea, perché l’allargarsi degli orizzonti non significasse perdersi, ma ritrovarsi insieme a tantissimi altri che in paesi diversi combatterono un’eguale battaglia per aprire prospettive di pace e di progresso che solo un’ Europa libera, solidale e ricca delle sue diverse culture, può garantire.

Certo, i problemi che oggi incalzano sono nuovi e gravi ma non è ritornando indietro che li si risolvono. Se quello che ricerchiamo ancor oggi è un di più di libertà, anche per chi è al di là del mare, di democrazia, di giustizia, di solidarietà, di rispetto, di tolleranza e di pace è sempre alle radici della Resistenza il luogo a cui dobbiamo tornare, là dove democrazia, libertà e giustizia e pace furono guadagnate con enormi sacrifici e indicibili sofferenze, fino all’incontenibile felicità del 25 aprile 1945.

Viva la Resistenza, viva l’Italia che compie quest’anno i 150 anni di unità, viva l’Europa unita, viva la pace.

Nedo Vinzio, Vice Presidente ANPI Valle d’Aosta.


Verrès, 25 aprile 2011 | Nedo Vinzio