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Discorso commemorativo di Raimondo Donzel a Trois-Villes

20 agosto 2012

Sede del comando della 13a Brigata Chanoux a Fonteil de Trois-Villes

Commemorazione delle vittime della rappresaglia a Trois-Villes il 23 agosto del 1944

Trois-Villes, 19 aosto 2012

Care Staffette, Cari partigiani

Caro Sindaco,

Autorità religiose, civili e militari,

cittadine e cittadini,

chers amis valdôtains,

vi porgo il caloroso saluto di tutto il Consiglio regionale, e ringrazio sentitamente il Sindaco e l’Amministrazione di Quart, e il Presidente e l’ANPI regionale che negli anni hanno sempre reso il dovuto omaggio alle vittime e favorito la memoria dei tragici avvenimenti del 23 agosto 1944.

E’ con una grande emozione e commozione che prendo la parola a Trois-Villes, in un sito paesaggistico meraviglioso, ancor più apprezzabile in questa straordinaria domenica di sole che ci fa godere in tutta la sua bellezza la nostra magnifica Valle alpina. Siamo altresì davanti a uno dei più bei monumenti commemorativi della Resistenza, con la lapide posta nel ’54 e il complesso monumentale del ’64. E siamo di nuovo qui, a quasi settant’anni dai tragici avvenimenti dell’agosto ’44, innanzitutto perché non cada l’oblio sulle violenze del regime fascista, sulle atrocità della Repubblica di Salò e dell’invasione nazista e sulla “follia” e crudeltà della guerra. Una guerra mondiale, ma anche tra fratelli europei, tra fratelli italiani e francesi, anche tra fratelli di un stesso nucleo famigliare.

E se da una parte dunque si riaprono le ferite mai rimarginate di una guerra fratricida, e ancora rivive il dolore per la perdita di giovani vite e per i soprusi, le torture, le violenze e per le distruzioni, dall’altra non possiamo non sentire parimenti la gioia della libertà ritrovata e riconquistata.

E’ la nostra storia: una storia fatta di dolore e sofferenza che però ha portato, attraverso la lotta di Liberazione, ad una società, che pur con mille limiti e difetti, è democratica e libera, come mai è avvenuto nei 5.000 anni di storia universale dell’uomo.

Ma vi è anche una ragione personale ad accrescere la mia emozione e commozione. Sono infatti legato a questi luoghi dalle origini della mia famiglia per parte dei bisnonni materni. Mes  racines s’enfoncent dans cette terre et s’étalent jusqu’ici.

Sin da ragazzino mi è giunta l’eco della vicenda terribile di Trois-Villes. Simbolo di tante altre sofferenze sparse in tutta Europa e nel mondo durante la seconda guerra mondiale e che continuano purtroppo non lontano da noi in questo momento in Siria o in Afghanistan e in tanta parte dell’Africa: guerre civili, guerre etniche, guerre separatiste, guerre religiose, che mascherano interessi di grandi gruppi economici e ingerenze non sempre finalizzate al bene comune anche da parte di grandi paesi occidentali liberi e democratici.

La verità non può mai esser sottaciuta; la libertà nella ricerca della verità, la pluralità delle opinioni, il confronto fra sensibilità diverse sono la forza della democrazia contro il pensiero unico del fascismo.

Guai a noi ad immaginare una storia celebrativa della Resistenza che nasconda i fatti, le ombre, gli errori; ma attenzione a non distorcere, sulla base di visioni parziali, il senso di un evento di indiscutibile portata mondiale quale fu la vittoria delle democrazie occidentali alleate con i sovietici sulle dittature nazista e fascista.

Non dobbiamo dunque nasconderci che la distruzione totale dei villaggi di Trois-Villes fu vissuta con molta amarezza dalla popolazione contadina, che anche nel dopoguerra non risparmiò le critiche alla condotta della banda partigiana, la 13a Brigata Chanoux, che operava al comando di Silvio in questa zona.

Ma ecco dunque il cuore del mio messaggio odierno per una profonda e sentita commemorazione del 23 agosto ’44: solo con la liberazione dal nazifascismo, solo con la libertà, solo con la conquista dell’Autonomia gli abitanti di Trois-Villes e noi abbiamo potuto liberamente esprimere il nostro sentire profondo; abbiamo potuto e possiamo gridare la nostra verità. Basta con i sabati fascisti, basta con l’obbligo della camicia nera, basta con le piazze gremite a forza o col timore del manganello e dell’olio di ricino o della perdita del posto di lavoro. Oggi chi è qui, lo è liberamente; e chi non è qui, perché ancora sente come una ferita aperta l’incendio di Trois-Villes, lo può fare in virtù della libertà che fu riconquistata. E come liberamente possiamo parlare, così liberamente si può fare ricerca storica. Trois-Villes fu dei fascisti, fu distrutta dai nazifascisti ma dopo la liberazione non fu dei partigiani: è dei suoi abitanti che, nelle forme democratiche previste dalla Costituzione, ne determinano il futuro. E consentitemi di dire che possiamo ammirare le splendide opere di bonifica del territorio e gli impianti di irrigazione che consentono l’utilizzo economico di questi difficili territori di montagna.

Durante il fascismo e durante la repubblica fantoccio di Salò, non c’erano libertà di parola, di pensiero, di ricerca; e neppure esisteva la nostra Regione Autonoma e la possibilità di studiare il francese a scuola e parlarlo per la strada con gli amici. Notre identité de peuple valdôtain venait d’être anéantie et elle ne se manifestait que dans la clandestinité. La nostra identità secolare di piccolo popolo francofono di montagna, insediato all’incrocio di tre grandi aree politico/culturali distinte, con cui abbiamo sempre mantenuto profondi e proficui contatti ma anche una evidente distinzione, era repressa e forzatamente asservita all’idea folle di un’astratta nazione e razza.

Dunque non vi sia nessun timore a ricordare che vi fu una trattativa, purtroppo fallita, fra il Maggiore repubblichino Manfredi e la banda partigiana 13a Chanoux nei giorni che precedettero il vile assalto alle case contadine, in violazione ad ogni norma e condotta di un esercito regolare all’interno del proprio paese. E che questa trattativa per la liberazione di due militi fatti prigionieri dai partigiani, non riuscendo a concludersi, fu interrotta anzitempo, prima dell’ultimatum delle ore 16 del 24 agosto, dall’attacco congiunto di reparti tedeschi, giunti probabilmente a vendicare una incursione nella Valpelline, e di militi repubblichini del Battaglione Montebello saliti da Nus e moschettieri delle Alpi saliti da Quart.

Nella vulgata del villaggio si affermò l’idea della eccessiva fermezza e durezza del comando partigiano. Non vogliamo certo negare questa versione dei fatti; è una parte fondamentale del racconto. Ma la storia non è fatta di se. Se i partigiani avessero ceduto, allora i villaggi non sarebbero stati  bruciati. Se non si fosse opposta resistenza alcuna, non vi sarebbero state vittime. La storia racconta anche che molti ebrei tedeschi che non opposero alcuna resistenza al regine nazista furono barbaramente trucidati. Pertanto restiamo ai fatti, e proprio alcuni fatti vanno richiamati all’attenzione.

Senza aver la presunzione di tenere in una breve commemorazione una lezione di storia va ricordato il contesto storico. L’estate del ’44, con lo sbarco in Normandia del 6 giugno e l’avanzata sovietica ad est, suscita speranze straordinarie sulla imminente fine del conflitto. Ne sono testimonianza non soltanto l’attivismo partigiano in Valle d’Aosta, ad esempio la Valtournenche è tutta sotto il controllo dei partigiani di Tito; ma anche la rivolta di Varsavia, scoppiata il primo agosto che fu soffocata nel sangue dopo due mesi di battaglia, dove la popolazione civile schiacciata tra due fuochi visse l’inferno e fu poi deportata. La rivolta durò dal 1 agosto al 2 ottobre; costò ai difensori 15.000 morti, su 40.000 uomini dell’Esercito clandestino, e 200.000 furono le vittime fra il milione di abitanti di Varsavia. Uno sterminio. Anche la rivolta di Varsavia è una vicenda molto controversa, che resterà sempre oggetto di discussione nell’ambito della seconda guerra mondiale.

In quei giorni, il 19 agosto, arrivava anche la notizia dell’insurrezione di Parigi, dove il 24 entreranno gli Alleati.

In tutta Europa cresceva la ribellione al nazismo e al fascismo. Ma la guerra doveva durare ancora e a lungo. Tanto che proprio ad agosto il regime nazista accelerò la soluzione finale nei campi di concentramento e stermino. Milioni di uomini, donne, bambini di origine ebrea, ma anche popolazioni delle regioni orientali europee occupate ritenute “inferiori”, inclusi quindi prigionieri di guerra sovietici, oppositori politici, nazioni e gruppi etnici quali Rom, Sinti, Jenisch, gruppi religiosi come testimoni di Geova e pentecostali, e omosessuali, malati di mente, portatori di handicap furono condotti nelle camere a gas, nei forni crematori, nelle fosse comuni, nelle cataste da ardere.

Questo il quadro storico. Qui a Nus e Quart dove avvenne la tragedia, grazie all’autorevole testimonianza di Don Pramotton, mirabile figura di curato che si distinse in quei giorni per salvare la popolazione e alleviarne le sofferenze, possiamo capire chi si fronteggiava.

Egli dice espressamente del Maggiore repubblichino Manfredi ch’era furibondo, irragionevole, intrattabile. E quando il parroco arriva alla caserma a visitare i prigionieri dei fascisti sente le grida: “Cani di valdostani!”, e i colpi delle botte che si abbattono sulle vittime. “I prigionieri dei fascisti sono malconci e terrorizzati da far pietà a un cuore di pietra” puntualizza. Mentre visitando i due prigionieri nella mani dei partigiani, Don Pramotton afferma: “Essi mi incaricano di dire ai loro superiori che sono sempre stati trattati con tutti i riguardi dai ribelli.”  Ma questo non bastava certo ai fascisti che impongono un durissimo coprifuoco: fino a 24 ore su 24, mettendo a repentaglio la vita di tutti e dei loro animali. Il Parroco chiede l’autorizzazione di portare latte almeno ai bambini. Don Pramotton afferma: “(il Maggiore) mi dà questa risposta che trascrivo letteralmente perché non venga dimenticata: – Crepino anche loro (i bambini) come tutti gli altri!”

Non siamo qui a celebrare le gesta di Davide contro Golia. Ma qualsiasi ricostruzione storica non può ignorare che nella tragicità del conflitto, con tutti i limiti e gli errori commessi e che non vanno sottaciuti, una parte, quella degli Alleati e della Resistenza, lottava per riportare la libertà e un’altra perseguiva un disegno mostruoso per il predominio di un uomo sull’altro e di una razza sul pianeta.

Mentre i repubblichini festeggiano, si contano i morti: sono per fortuna pochi dice il parroco che aveva visto con trepidazione insieme agli abitanti di Nus e di Quart alzarsi le terribili fiamme e le enormi colonne di fumo che avevano inghiottito i tre villaggi; ma un tributo di sangue che gli abitanti non hanno mai dimenticato e fanno bene a non dimenticare mai e noi dobbiamo contribuire a ricordare: Barrel Eusebio, Désandré Pietro, Foretier Dujon Tommaso, Martinet Roberto, perché  il vostro sacrificio non fu invano. La lapide su cui sono incisi i vostri nomi non sarà cancellata finché l’ANPI e le Amministrazioni democratiche e i cittadini le renderanno il dovuto omaggio.

Anche Hiroshima e Nagasaki e la città di Dresda ci ricordano che la follia della guerra non risparmiò dagli errori neanche le truppe Alleate, in modo tragico come nella mancata trattativa di Trois-Villes. Ma solo la vittoria sotto le insegne della libertà ci permette di vedere oggi gli errori, col senno di poi, con la lucidità di chi sta in poltrona a fumarsi la pipa, di comprendere i limiti dell’umanità tutta. E consente di tracciare una nuova strada ai popoli liberi. Una strada difficilissima da percorrere proprio in questi tempi resi duri e “cattivi” da una crisi economica straordinariamente profonda.

Ritroviamo dunque nella libertà, grazie alla libertà, i valori della giustizia sociale e della solidarietà; la capacità di aiutarsi l’un l’altro come fece don Pramotton con la gerla in spalla girando tra le case la sera del coprifuoco a distribuire alla gente affamata un po’ di pane e della fontina che aveva mendicato nelle vie di Aosta.

Mai più una Trois-Villes. Mai più una guerra.

Per questo dobbiamo difendere le Istituzioni repubblicane, la nostra Costituzione democratica e la nostra Autonomia speciale.

E dichiararci senza esitazione alcuna:

ANTIFASCISTI SEMPRE!

Discorso commemorativo di Mariella Herera a Issime

20 agosto 2012

Luglio 1944 – luglio 2012

Sono iscritta da una quindicina di anni all’Anpi in qualità di patriota, come era in uso fino a qualche tempo fa, in quanto i suoi aderenti erano quasi esclusivamente ex partigiani….Poi, il tempo che scorre, che inesorabilmente chiude con i più anziani, ma soprattutto che ci fa toccare con mano quanto la Libertà non sia una conquista ottenuta una volta per sempre, ma un valore da difendere giorno per giorno, ha voluto che oggi io sia iscritta in qualità di “antifascista”. Può sembrare un fatto solo formale, ma corrisponde invece ad un passaggio ideale tra l’Anpi dei partigiani, come Masini, Gaspard, Zancanella e tanti altri ad un organismo, da loro stessi fortemente voluto ed incoraggiato nel quali tutti i cittadini democratici potessero riconoscersi.

Il compito di questa mia generazione è stato ed è quello di passare alle generazioni più giovani il testimone che noi abbiamo ricevuto dai protagonisti di quel periodo.

Chissà com’era il tempo, in quei giorni di luglio del 1944. Quello delle bande partigiane sicuramente migliore, dopo i lunghi mesi invernali e primaverili. Ai primi e pochi resistenti che, dopo l’8 settembre, avevano compreso subito che la guerra non era affatto finita, si erano aggiunti via via i giovani che, richiamati alle armi dai bandi di Salò, avevano risposto no. Per scelta politica, ideologica ? Perché un partito glielo ordinava ? Ma quale partito, se ne esisteva solo uno, quello fascista ? Forse era solo paura, mista a qualcosa di innato, da queste parti: la difesa del proprio territorio, della propria casa, del proprio villaggio ed una grande voglia di pace.. La risposta più semplice, immediata era stata per molti il dire no. No agli ammassi, no alle requisizioni, no al coprifuoco, no agli arresti. Si era capito poi subito che scappare e rifugiarsi in montagna non sarebbe bastato. Ecco allora il lungo periodo dei colpi di mano, degli attacchi alle pattuglie ed alle caserme, alla ricerca disperata delle armi e ai primi tentativi di organizzare una struttura che tenesse insieme le persone e desse loro speranza e fiducia in un domani che sarebbe stato diverso e migliore.

Era l’estate, quell’estate del 1944, quando le formazioni partigiane si trovavano ad essere gonfie di uomini ma anche povere di armi. Uomini che avevano vent’anni o giù di lì.

Cosa volesse dire avere vent’anni nel 1944, per noi credo rimarrà sempre un mistero.

Per noi che seguiamo spaventati le borse e lo spread che sale e che scende portandosi dietro le nostre paure e le insicurezze di perdere tutto.

Ecco, forse ci servirebbe, oggi sabato 28 luglio 2012, pensare cosa volesse dire sentire il rumore di un camion in un villaggio della valle del Lys; un camion che voleva dire brigate nere, o tedeschi arrivati chissà da dove. Un camion da cui potevano scendere degli uomini con le divise nere che bruciavano, portavano via viveri o rubavano cose. Perché i più forti erano loro.

Cosa volesse dire per un abitante di un villaggio essere preso, legato, portato a Ponte San Martino (anche la nostra lingua avevano costretto a rinnegare) come ostaggio per diversi giorni con l’incubo di finire fucilato in caso di qualche azione partigiana è una cosa che noi possiamo solo immaginare, o forse neanche.

Avevano 20 anni, quei ragazzi, ed erano destinati a crescere in fretta, anche troppo, forse.

Teste calde, potrebbe dire qualcuno, che avevano però chiaro che l’Italia di Salò non li rappresentava e che i tedeschi a casa loro non li volevano. Una cosa semplice, da cui ne sarebbero derivate poi altre. Sarebbero nate qui, anche se non lo si sapeva ancora, parole che oggi ci piace ancora pronunciare a voce alta e con orgoglio: Costituzione, Autonomia. Parole che ci ostiniamo a scrivere con la lettera maiuscola, quella usata per le cose importanti.

Noi qui oggi ricordiamo dei fatti di 68 anni fa. E’ un tempo enorme, per i nostri ritmi tutti basati sul presente, sull’adesso e subito e qualcuno potrebbe ancora chiedere:- Perché ricordare ancora dopo tanto tempo ?-.

Ci sono tante risposte a questa domanda: una, semplice, è che ce lo chiedono loro, i nomi dei caduti che urlano dalle lapidi a volte ignorate. Ci dicono che quello che hanno fatto, tanti anni fa, ci permette ora di essere qui oggi, liberi.

Un’altra risposta è venuta dalla cronaca di questi giorni: sabato 14 luglio 2012, Pieve Saliceto, frazione del comune di Gualtieri, nella bassa reggiana. Giovanni Iotti, capogruppo del Pdl nel consiglio comunale, ha proposto di intitolare l’ex scuola a Benito Mussolini, in quanto maestro elementare che vi insegnò tra il 1900 ed il 1904.

Naturalmente il sindaco di Gualtieri ha bocciato immediatamente l’iniziativa, che però ci deve far riflettere.

Quando l’ignoranza si abbina con la stupidità la miscela può diventare esplosiva, come la storia ci ha dimostrato molte volte. Proprio qui, ad Issime, è toccato ai fratelli Jona conoscere dove portasse la strada disegnata ed indicata dal cavaliere Benito Mussolini: ai forni di Auschwitz..

Si parla molto di revisionismo storico, come di una marmellata indefinita che chiunque può spalmare su qualunque superficie; quando la memoria svanisce, non si distingue più la giustizia dall’arroganza, la libertà dall’ignoranza colpevole, il massacratore dal ribelle.

Ecco perché oggi è giusto essere qui ad Issime dove nel luglio del 1944 partigiani valdostani e biellesi di formazioni con origini e orientamenti politici differenti lottarono insieme, per liberare territori sempre più vasti dai nazifascisti.

Scriveva Norberto Bobbio nel 1965 ” …effettivamente l’Italia non è diventato quel paese moralmente migliore che avevamo sognato: la nuova classe politica, salvo qualche rara eccezione, non assomiglia in nulla a quella che ci era parsa raffigurata in alcuni protagonisti della guerra di liberazione, austeri, severi con se stessi, devoti al pubblico bene, fedeli ai propri ideali, intransigenti, umili e forti insieme, anzi ci appare spesso faziosa, meschina, amante più dell’intrigo che della buona causa, egoista, tendenzialmente sopraffattrice, corrotta politicamente se non moralmente e corruttrice, desiderosa del potere per il potere.”

Chissà cosa avrebbe potuto scrivere oggi !

Ma a chi gli parlava di resistenza tradita ed esaurita, Bobbio replicava preferendo il termine di “ Resistenza incompiuta… propria di un ideale che non si realizza mai interamente, ma ciononostante continua ad alimentare speranze e a suscitare ansie ed energie di rinnovamento. “

Un modo chiaro per dire a tutti, per dirci, cosa significhi oggi essere antifascisti.

Programma dettagliato della Commemorazione ad Issime

24 luglio 2012

Il ricordo della bellissima giornata passata in compagnia della partigiana Lucia Bertolin!

21 luglio 2012


Alcuni esponenti dell’Associazione Nazionale Partigiani (ANPI) giovedì 12 luglio hanno incontrato e intervistato Lucia Bertolin, partigiana valdostana che da vent’anni vive ad Alagna, con l’intento di proseguire l’opera di salvaguardia della memoria storica della Resistenza e mettere in luce il ruolo che le donne hanno svolto.

Opera di salvaguardia necessaria visto che le donne sono spesso dimenticate, ma con il loro sacrificio e l’abnegazione con la quale lottarono hanno contribuito a realizzare un’impresa che sembrava un’utopia. Combattenti al pari degli uomini quando ancora la parità era di là da essere riconosciuta.

Opera di salvaguardia resa particolarmente urgente dall’età delle protagoniste di questa straordinaria stagione di libertà, la maggior parte delle quali ormai non più tra noi.

Donne molto diverse, ma tutte straordinarie, segnate profondamente dalle esperienze che hanno vissuto e accomunate da un carattere forte e da una grande umiltà.

Lucia Bertolin nasce a Verres, il 15 giugno 1923 da Vittorio e Pidella Costanza.

Lavora come infermiera presso la “Guinzio & Rossi” di Verres e, anche grazie al proprietario della fabbrica, entra nella resistenza valdostana prestando soccorso e cura ai partigiani. Lucia entra a far parte della 176° Brigata Garibaldi con il nome di battaglia Ninfa.

Non possiamo non sorridere quando durante l’intervista Lucia parla con immensa stima di Anna Cisero Dati, mentre la stessa Anna ricorda proprio quelle donne che prestavano cura ai malati di scabbia e tifo incuranti del grande pericolo cui andavano incontro.

Ma la guerra porta anche Lucia a conoscere l’uomo che sposerà, Necer Giuseppe, il partigiano “Guida” e da cui avrà due figli.

Ora il progetto continuerà intervistando le altre donne iscritte all’ANPI, ma anche andando alla ricerca di nuove donne da intervistare che abbiano vissuto quel periodo e proprio per questo motivo chiediamo a tutte le persone interessate di segnalarcelo.

Commemorazioni Estive 2012

18 luglio 2012

DOMENICA 24 GIUGNO – FÉNIS
Ore 10.00 Commemorazione della Resistenza dei partigiani
della Suelvaz.

  • Ritrovo dei partecipanti e messa in suffragio dei caduti presso la chiesa parrocchiale;
  • Discorsi commemorativi e deposizione corona Canti e inni eseguiti dal “Coro St. Roch” di Fénis.
  • Rinfresco organizzato dell’Amministrazione Comunale e della Pro Loco di Fénis.

Ore 12.30 Pranzo presso il ristorante ”Dei Cacciatori” (prenotazione entro 22 c.m al 329-4392548).

 

DOMENICA 22 LUGLIO – SAINT-NICOLAS
Ore 11.30 Commemorazione dell’attacco portato dai nazifascisti contro gli uomini della banda di Vertosan, al comando di Andrea Patuasso “Bert”, del rastrellamento, dell’incendio e dei sedici caduti.

  • Messa nella cappella che ricorda i partigiani caduti
  •  Deposizione corona e discorsi commemorativi.

 

SABATO 28 LUGLIO – ISSIME

68° anniversario della Battaglia del Lys.
L’organizzazione della manifestazione verrà curata dalla sezione ANPI di Pont-Saint-Martin.

 

DOMENICA 29 LUGLIO – TERRE NOIRE (P. S. Bernardo)

Ore 11.00 Commemorazione del massacro di Terre Noire.

  • Deposizione corone e funzione religiosa;
  • Discorsi commemorativi.

 

DOMENICA 19 AGOSTO – TROIS -VILLES (Quart)

Anniversario del rastrellamento e della distruzione di Trois-Villes avvenuto il 24 agosto 1944 per ritorsione contro l’attacco partigiano al posto di blocco di Nus, effettuato il 18 agosto da parte dei partigiani della 13^ banda Emile Chanoux
Ritrovo alle ore 10.00 alla chiesetta di Trois-Villes per la processione verso il monumento al giovane partigiano dove si terrà la messa, la deposizione della corona, letture e canti partigiani interpretati da Giorgio Pilon.
Ore 13.00 Pranzo
La commemorazione degli avvenimenti sarà curata in collaborazione
con l’Amministrazione Comunale di Quart.

 

DOMENICA 26 AGOSTO – MOLÈRE (Valsavarenche)

Commemorazione in ricordo dell’attacco al presidio partigiano in cui i nazifascisti uccidono, massacrandoli, cinque giovani, incendiano il villaggio ed uccidono sulla soglia Pietro Carlin, ottantenne.
Ore 10.30 Ritrovo al primo cippo, sulla strada regionale, per
la deposizione dei fiori.
Ore 11.00 Messa al monumento di Molère.
Deposizione corona e discorsi commemorativi.

 

VENERDì 7 SETTEMBRE – AMAY (Saint-Vincent)

Ore 11.00 Cerimonia commemorativa a ricordo dei combattimenti svoltisi nella zona e dei numerosi caduti

  • Messa nella chiesa di Amay
  • Deposizione corona e discorsi commemorativi
  • Aperitivo offerto dalla sezione A.N.P.I. di Saint-Vincent
  • Pranzo al Col di Joux

Per informazioni rivolgersi a Sergio Peaquin (3396646587)

 

MARTEDI’ 16 OTTOBRE – SALONE DUCALE (Aosta)

Anniversario dell’uccisione di Aurora Vuillerminaz “Lola”, staffetta e guida partigiana e del gruppo da lei guidato a cui solo Raimondo Lazzari sfuggirà fortunosamente alla morte.
Ore 16.00 deposizione di un mazzo di fiori alla lapide del cimitero di Villeneuve.
Ore 20.30 Serata con letture di Sofia Cossard, Saverio Tutino e Raimondo Lazzari interpretate da Nadia Savoini, canti curati da Maura Susanna, intervento di Silvana Presa e videoproiezione di Giuliana Ferrero.

 

18/20 OTTOBRE – COGNE

In occasione dei 90 anni della ferrovia del Drinc, via di fuga e collegamento durante l’occupazione partigiana di Cogne verranno ricordati i partigiani della Repubblica di Cogne con interventi, video proiezioni, canti e letture

 
DOMENICA 21 OTTOBRE – CHÉSOD (Antey-Saint-André)
Commemorazione dell’anniversario dei combattimenti sostenuti nella valle dalla 101^ Brigata Marmore nel 1944. Deposizione corona, messa e discorsi commemorativi

 

Discorso di Nedo Vinzio per il 25 Aprile a Verrès

3 maggio 2012

Il discorso del vicepresidente regionale dell’A.N.P.I. Nedo Vinzio, in occasione della celebrazioni per il 25 Aprile di quest’anno a Verrès.

Cittadine e cittadini, signori sindaci, autorità militari, rappresentanti delle associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma, rappresentanti degli ex internati nei campi di concentramento nazisti;

ringrazio il sindaco di Verrès, Luigi Mello Sartor, per il saluto che ci ha appena fatto in questa piazza e ringrazio tutti voi, qui convenuti per questa 67a celebrazione del 25 aprile.

Lo scorso anno, in questo giorno ricordavamo anche i 150 anni dell’unità d’Italia, che era stata festeggiata il 17 marzo precedente.

È stato un anno denso in quella ricorrenza, che ha permesso a tutti noi di ricordare le origini della nostra unità nazionale: il Risorgimento, ma anche la carta fondativa della Repubblica, la Costituzione nata dalla Resistenza, che guida da 64 anni il nostro agire di cittadini.

Oggi è però doveroso chiederci perché è ancora importante incontrarci in questa, come in molte altre piazze di questa Regione e d’Italia. Questa non deve essere e non è una domanda retorica.

Il presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia nella sua relazione all’ultimo Consiglio Nazionale del 31 marzo e 1° aprile scorsi, relativamente al concetto da più parti auspicato nel corso di questi ultimi anni di fare avanzare la“memoria condivisa”, ha avuto modo di affermare concetti che personalmente mi sembrano rispondere alla domanda.

Scrive Carlo Smuraglia: Sulla Resistenza, è in atto da molti anni un’ondata di negazionismo, revisionismo e addirittura di “revanscismo”, per usare la icastica definizione di uno storico; si continua a negare il valore della guerra di liberazione, limitandola ad una “guerra civile”; si nega al 25 aprile il valore di Festa nazionale e addirittura si arriva a proporne l’abolizione come festività. E non parliamo del furibondo attacco alla Costituzione che in mille forme si è esplicata, da tanti anni, dapprima con la svalutazione e lo svuotamento, poi con la disapplicazione, ed infine con proposte di modifiche a dir poco incredibili; tant’è che un costituzionalista ha potuto intitolare un suo libro in modo significativo “L’assedio, la Costituzione e i suoi nemici1.

Ed allora, di che cosa parliamo, se ne mancano tutti i presupposti e sono in troppi da un lato a richiedere la “memoria condivisa” e dall’altro a fare il possibile perché essa sia irrealizzabile?

Lo storico Giovanni De Luna, in un suo recente libro, fa riferimento a quel patto “minimo” che dovrebbe esistere in ogni Paese civile, circa le fondamenta della nazione, un patto attorno al quale si dovrebbe costruire la convivenza civile e le sue espressioni storiche, i monumenti, le lapidi, le festività, gli insegnamenti nelle scuole e così via.

Ma questo patto “minimo”, da noi, non si è mai realizzato; ed è davvero grave che neppure questo sia stato possibile, se non sotto un unico profilo, che è quello del tentativo di mettere sullo stesso piano i combattenti per la libertà e quelli per la dittatura e l’occupazione straniera.

A questo gioco non possiamo starci. E tuttavia, dobbiamo continuare ad insistere perché il Paese faccia i conti con la propria storia, con lealtà e chiarezza, e divenga finalmente possibile almeno la realizzazione di quel patto minimo di cui parla De Luna.

Fare i conti con la storia, vuol dire insistere con convinzione nel ricordare che la Resistenza non fu guerra civile di italiani contro italiani, come, in Spagna nel 1936, si era avuto uno scontro di spagnoli contro spagnoli, ma fu invece la lotta tra combattenti italiani e soldati contro gli invasori tedeschi ed i loro collaboratori repubblichini. Fu un momento esemplare in cui si combatterono i difensori della libertà, della democrazia e della giustizia sociale contro gli adulatori della tirannia. Ciò va detto e ripetuto sempre; senza timore di cadere nella retorica resistenziale.

Concedetemi però anche una breve digressione. Pure se non è mia intenzione dare una ricostruzione storica dei fatti e dei protagonisti del secondo dopoguerra, voglio semplicemente affermare che fare i conti con la propria storia significa anche ricordare quel che è avvenuto dopo la guerra di liberazione, con il tentativo di colpo di stato Borghese e con i lunghi anni del terrorismo e delle stragi che continuano a non trovare colpevoli: dopo Piazza Fontana a Milano, anche l’assoluzione di tutti gli imputati intervenuta con la sentenza di Piazza della Loggia a Brescia del 14 aprile scorso riapre una ferita nella carne viva di tutti gli antifascisti e i democratici e ricorda dolorosamente a noi tutti le anomalie di una democrazia non pienamente compiuta.

Ancora oggi a distanza dal 25 aprile del ’45 è quindi importante trovarci qui non solo a ricordare i tragici eventi del 1943-45, i lutti che quel periodo ha lasciato e il buio del ventennio che li precedette, la differenza incolmabile e indimenticabile tra chi stava dalla parte della libertà e chi dalla parte della tirannia, ma anche per testimoniare, come ha avuto modo di scrivere il Presidente Napolitano nel suo libro “Una e Indivisibile”, quello che gli italiani hanno mostrato di essere in periodi cruciali del loro passato, e sulle grandi riserve di risorse umane e morali, d’intelligenza e di lavoro di cui disponiamo, perché le sfide e le prove che abbiamo davanti sono più che mai ardue, profonde e di esito incerto.

Questa, a ben pensarci, è la ragione di fondo per la quale, persone di diverso orientamento politico e religioso ma di uguale convinzione antifascista determinate a non mollare mai, sentono il bisogno di ritrovarsi nel giorno della festa della Liberazione.

Per ciò che ha rappresentato la guerra di Liberazione ma anche perché in questo momento cruciale della vita della nazione c’è bisogno che le cittadine e i cittadini, tutti noi, mettiamo in campo le migliori risorse di cui disponiamo nell’interesse collettivo, per costruire e consolidare quel sentimento minimo di comunanza che solo ci consentirà per l’appunto di superare questi momenti difficili.

Il ricordo! Il ricordo si costruisce anche per stratificazione e per passaggio di conoscenze da chi quell’epoca, quegli eventi li ha vissuti direttamente a coloro i quali sono venuti dopo. Chi li ha conosciuti attraverso il vissuto familiare: io, come molti di noi, abbiamo conosciuto la Resistenza dai ricordi del padre o di altri familiari; ma anche attraverso le memorie dei compagni e degli amici che sono ancora qui e che ancora ci raccontano di quei momenti ormai lontani.

Ma la memoria si trasmette naturalmente anche attraverso la scuola. Ricordavamo lo scorso anno in questa piazza e in questa ricorrenza del 25 aprile come la scuola, tanto criticata durante la troppo lunga stagione che, è bene ricordarlo, è passata da pochi mesi – ricordiamoci che il governo Monti si è insediato solamente il 16 novembre scorso: 5 mesi fa – costituisca, la scuola ribadisco, un baluardo insostituibile per il mantenimento della memoria collettiva.

E questo pone oggi innanzi a noi tutti un altro compito, forse ancora più importante benché non semplice. La sfida è spiegare, ai più giovani soprattutto, perché i valori della Resistenza – che pure non è stata un blocco monolitico ma un movimento fatto da uomini e donne diversi tra loro – siano ancora oggi il motore e il sale della democrazia. Spiegare i valori e le speranze significa restituire senso alla Resistenza, dando concretezza a quei principi di antifascismo, libertà, democrazia che ne costituiscono il nucleo unitario più vitale.

Oggi viviamo in uno stato libero perché qualcuno ha pensato a questo prima ed è importante ricordare che chi ci ha pensato allora – ed erano in gran parte giovani sui vent’anni – non aveva mai vissuto in libertà, men che meno in democrazia.

Solo ascoltando il racconto dei più anziani si capisce cosa sono state la dittatura, la guerra, la privazione delle libertà; solo dai loro racconti i più giovani possono apprezzare cosa sono e quanto valgono la democrazia, la pace e la prosperità, anche e soprattutto in momenti difficili e gravi come quelli che stiamo vivendo.

Il 25 aprile 1945 segnò l’apice del risveglio della coscienza nazionale e civile italiana impegnata nella rivolta contro gli invasori e come momento di riscatto morale di una importante parte della popolazione italiana dopo il ventennio di dittatura fascista.

Per questo possiamo dire oggi che il 25 aprile è la Festa del popolo che si identifica nei valori della Resistenza: unità, libertà e antifascismo.

Perciò possiamo dire anche che con la liberazione dall’occupazione nazista e dalla dittatura fascista – frutto del sacrificio di tanti giovani ragazzi e ragazze che, pur appartenendo ad un ampio ed eterogeneo schieramento politico (dai comunisti ai militari monarchici, passando per i gruppi cattolici, socialisti ed azionisti), si chiamavano con un solo nome: partigiani! – possiamo perciò dire che la Resistenza e il 25 aprile rappresentano anche il momento nel quale il popolo italiano ha ancorato nella storia i tratti fondamentali della propria identità di stato moderno e democratico.

Una democrazia che si fonda sulla pace, sulla partecipazione dei cittadini, sul lavoro, sulla giustizia sociale, sul rispetto della persona umana e dei suoi diritti, sul rifiuto di ogni discriminazione sociale, razziale, politica e culturale, sull’uguaglianza nei diritti e nei doveri.

Per concludere fatemi ancora dire che è importante, che occorre che noi ricordiamo sempre come la stessa storia dell’Italia repubblicana si fondi completamente nell’esperienza dell’antifascismo che Piero Calamandrei definì “quel monumento che si chiama ora e sempre Resistenzae che Sandro Pertini indicò come “un secondo Risorgimento i cui protagonisti furono le masse popolari.

Per questo ancora oggi la memoria di quei fatti che chiamiamo 25 aprile è essenziale per noi, per i nostri figli e per le generazioni a venire, per questo Paese insomma.

Viva la Resistenza, viva l’Italia, viva l’Europa unita, viva la Pace.

Michele Ainis

Calendario delle iniziative per il 25 Aprile 2012, Anniversario della Liberazione

18 aprile 2012

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

VALLE D’AOSTA


AOSTA

 

Venerdì 20 aprile

ATELIER ALEPH – via Martinet

Dalle ore 21,00

Staffetta di letture ad alta voce dedicate alla guerra partigiana e alla Liberazione. Durante la serata proiezione delle fotografie di Giuliana Ferrero, intervista ad Anna Cisero Dati ed esposizione del ritratto di “Lola” donato da Barbara Tutino all’associazione.

 

Mercoledì 25 aprile

Ore 10,00 – cimitero di Aosta

Santa Messa al Sacrario e deposizione di un corona.

 

Ore 11,15 – giardino della Rimembranza di via Festaz

Deposizione di una corona al monumento dei Morts de la Liberté.

 

A seguire

Corteo verso piazza Chanoux, alzabandiera, lettura collettiva dei primi 12 articoli della Costituzione della Repubblica Italiana nell’ambito del progetto “Collettivamente memoria”, discorsi celebrativi del sindaco Bruno Giordano e del vicepresidente nazionale dell’ANPI Alessandro POLLIO SALIMBENI.

Ore 17,00 – piazza Chanoux

Concerto della Banda Municipale di Aosta a ammaina bandiera.

 

 

SAINT-MARCEL e BRISSOGNE

 

Mercoledì 25 aprile

Ore 10,00

Ritrovo dei partecipanti presso i rispettivi Comuni e deposizione delle corone ai Cippi dei Caduti.

 

Ore 11,00

Presso il Comune di Brissogne i Sindaci daranno il loro benvenuto ai partecipanti ed accoglieranno i neo maggiorenni dei due Comuni, seguirà un Rinfresco offerto dall’Amministrazione Comunale di Brissogne.

 

Ore 12,30

Pranzo presso il Ristorante “Les Laures” in Fraz. Grand Brissogne (prenotazioni pranzo entro il 22 aprile: Bionaz Piero tel 333 5099765, Blanc Cino tel 389 1621789)

 

 

FENIS

 

Mercoledì 25 aprile

Ore 09,45

Ritrovo dei manifestanti con la banda musicale in località “Chez Sapin”

 

Ore 10,30

Messa in suffragio dei caduti

Benedizione monumenti guerre 1915/1918 e 1940/45

Discorso celebrativo tenuto dal Sindaco di Fénis, Giusto PERRON

Inni e canti eseguiti dal coro Saint Roch

Aperitivo presso la “Chatelaine”

 

Ore 13,00

Pranzo presso il ristorante la “Dei cacciatori”

Per prenotazioni pranzo chiamare entro il 23 aprile al numero 329 4392548

 

 

 

SAINT-VINCENT

 

Mercoledì 25 aprile

Ore 10,40

Raduno dei partecipanti davanti alla Chiesa.

 

Ore 11,00

Santa Messa nella chiesa parrocchiale

Deposizione corone ai monumenti ai caduti

Discorsi celebrativi

 

Ore 12,35 Pranzo sociale

 

 

 

VERRES, ISSOGNE, MONTJOVET e CHAMPDEPRAZ

 

Sabato 21 aprile

CHAMPDEPRAZ – salone polivalente in fraz. Fabbrica

Ore 16.00 Tavola rotonda con i partigiani

Ore 21.00 Esibizione “CORO BAJOLESE”

 

Domenica 22 aprile

ISSOGNE – municipio

Ore 09.00 Consegna delle onorificenze a partigiani e combattenti da parte del Comune di Issogne

Ore 10.30 Partenza PEDALATA DELLA MEMORIA (omaggio alle lapidi dei caduti sul percorso Issogne- Champdepraz-Montjovet)

CHAMPDEPRAZ – salone polivalente in fraz. Fabbrica

Ore 21.00 Rappresentazione teatrale “Oltre il Ponte”della Compagnia PLASTICO 808 TEATRO

 

Martedì 24 aprile

CHAMPDEPRAZ – salone polivalente in fraz. Fabbrica

Ore 21.00 Presentazione del volume : “Voluntarios internacionales de la libertad”; antifascisti valdostani volontari nella guerra civile di Spagna (1936-1939) di Giampaolo Giordana

 

Mercoledì 25 aprile

VERRES

Ore 10.00 Ritrovo in piazza Ospedale

Ore 10.30 Corteo preceduto dalla Filarmonica di Verrès e deposizione di corona al monumento ai caduti in piazza XXV Aprile

Ore 10.45 Piazza René de Challand

Saluto del Sindaco Luigi MELLO SARTOR e discorso celebrativo tenuto dal Vicepresidente dell’ANPI Valle d’Aosta Nedo VINZIO

CHAMPDEPRAZ

Ore 12.00 Cerimonia al monumento ai caduti in loc. Capoluogo con il saluto del Sindaco Luigi BERGER e del Consigliere regionale Raimondo DONZEL

Ore 13.00 Pranzo sociale presso il salone polivalente in fraz. Fabbrica (Prenotazioni per pranzo al tel. 333 4671228)

Ore 14.30 Gara di palet: “Trofeo anniversario della Liberazione”

 

 

 

PONT-SAINT-MARTIN e DONNAS

Martedì 24 aprile

PONT-SAINT-MARTIN – auditorium

Ore 18.00 Spettacolo in collaborazione con l’Istituzione scolastica Mont Rose A “Suoni di libertà” con la fanfara e il coro della scuola media C. Viola e la Rock Band Cambio Scena e premiazione del concorso per la realizzazione del logo della sezione.

 

Mercoledì 25 aprile

DONNAS

Ore 09.00 Deposizione di una corona al monumento ai Caduti

PONT-SAINT-MARTIN

Ore 10.00 Ritrovo dei partecipanti presso il CRAL Comunale – Rinfresco

Ore 11.00 Santa Messa nella chiesa parrocchiale

Ore 11.45 Deposizione corone al monumento ai caduti, letture di testimonianze e discorsi commemorativi in Piazza 1° Maggio

Ore 12.30 pranzo sociale presso il ristorante “Bocciodromo” (prenotazione entro venerdì 22 – tel. 347 7189744)

Per un 25 Aprile Resistente, festeggiate con noi!

12 aprile 2012

 

Questo è il manifesto per i festeggiamenti del 25 Aprile che si terranno ad Aosta. I protagonisti del manifesto sono proprio i nostri partigiani!

Presto saranno pubblicati i programmi delle altre sezioni.

Donne Resistenti | Anna Cisero Dati

11 marzo 2012

UN 8 MARZO RESISTENTE

6 marzo 2012