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Verrès | Commemorazione del 25 aprile di Nedo Vinzio

7 maggio 2011

Cittadini, signori sindaci, autorità militari, rappresentanti delle associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma, rappresentanti degli ex internati nei campi di concentramento nazisti,

ringrazio il sindaco di Verrès, Luigi Mello Sartor, per il saluto appena portato a questa piazza e ringrazio tutti voi, qui convenuti per questa celebrazione del 25 aprile.

Questo è anche l’anno in cui si ricorda l’altra ricorrenza fondativa dello stato italiano: i 150 anni della sua unità, che è stata festeggiata il 17 marzo scorso.

L’emozione – non posso nasconderlo – è grande e all’emozione si aggiunge un doveroso pudore. In questi ultimi giorni mi sono infatti più volte chiesto quale diritto mi conceda di parlare in questa piazza ed in questa ricorrenza, quando qui con me e con voi ci sono alcuni dei diretti protagonisti di quella lotta di Liberazione che celebriamo e che avrebbero certo più titolo di me a tenere il discorso ufficiale.

Non sono uno storico, l’unico motivo che mi concede questo privilegio è forse quello di essere figlio, nipote e amico di partigiani combattenti, di avere perciò da sempre respirato l’aria sana di chi quei periodi tragici, ma anche esaltanti li ha vissuti in prima persona.

È con questi dubbi, ma è per questo, per la forza che mi da questo senso di appartenenza che cercherò qui e con voi di fare oggi del mio meglio.

Anche se in modo diverso, sono tanti gli aspetti legati alla data del 25 aprile.

In primo luogo noi oggi ricordiamo la fine della seconda guerra mondiale. Essa fu, per il nostro paese, una vera sciagura: milioni di Italiani e tra loro molti valdostani, furono mandati a combattere, a soffrire e a morire in, Francia, in Grecia, in Africa, nei Balcani, in Russia.

Dal ’43 si cominciò poi a combattere e a morire anche in Italia e dopo l’armistizio dell’8 settembre di quell’anno nacque presto la vicenda della Resistenza che fino all’aprile del ’45 pose le basi della società nella quale ancora oggi viviamo.

Inoltre è bene sempre ricordare, come ci invita a fare nella premessa del suo libro La Resistenza in Valle d’Aosta l’On. Roberto Nicco, che … La vicenda della Resistenza si sviluppa anche qui, per tanti aspetti, lungo linee comuni a quelle di altre zone, ma, nello stesso tempo, è segnata da caratteri specifici che la contraddistinguono fortemente. La questione valdostana, ovvero la definizione dell’assetto della Valle d’Aosta nel dopoguerra, …

Questa storia, italiana e valdostana, fu la catastrofe di gran lunga la più devastante e dolorosa della sua storia.

Il fascismo va giudicato anche sullo sfondo di tale disastro: ed il giudizio è, e sarà sempre un giudizio di condanna inappellabile, che nessun maldestro, antistorico, meschino e vergognoso tentativo revisionista potrà, dovrà, cancellare.

Concedetemi una digressione: mi riferisco qui alla presentazione al Senato, lo scorso 29 marzo, da parte di alcuni senatori del Pdl, di un ddl costituzionale per abolire la norma transitoria della Carta che vieta la ricostituzione del Partito nazionale fascista. Sebbene il presidente del Senato si sia dichiarato sorpreso ed esterrefatto che da parte di alcuni rappresentanti dell’attuale maggioranza parlamentare si arrivi a tanto e che anche molti altri parlamentari abbiano condannato l’iniziativa, ciò rappresenta l’ennesimo piccolo gesto mirato, ma molto significativo, per distruggere i pilastri della nostra Costituzione.

Ma dalla rovina della guerra nacque anche la volontà di riscatto della nazione.

La riscattarono i militari che, abbandonati dalla viltà del re, dalla vigliaccheria di politici e degli alti comandi militari, non si piegarono ai tedeschi e poi ai fascisti di Salò.

La riscattarono i partigiani delle tante e diverse formazioni combattenti, i civili dei nostri paesi, le donne, i tanti preti inermi ma coraggiosi.

Per tutto ciò possiamo dire, dobbiamo dire, che il 25 aprile è l’evento fondante il nostro vivere civile, quello che fa di noi un popolo indipendente e libero, anche nonostante le poco edificanti vicende che la nostra nazione vive oggi.

È con la Resistenza che abbiamo conquistato ancora una volta, per la seconda volta, la nostra indipendenza. È anche per questo che oggi vogliamo ricordare qui anche i 150 anni dell’Unità d’Italia e la nostra carta fondamentale: la Costituzione della Repubblica che, frutto della Resistenza, che ha riscattato questo paese dal fascismo a prezzo di atroci sofferenze di popolo, ha garantito che gli italiani, i valdostani, abbiano potuto vivere nella pace, nella libertà e nella democrazia ed anche nel benessere per i sessantasei anni che ci separano dalla Liberazione.

Questo ci porta al secondo aspetto per il quale siamo qui oggi: la difesa della Carta Costituzionale, più che mai sotto attacco.

Diceva Piero Calamandrei, che abbiamo ricordato poche settimane fa ad Aosta, in piazza Manzetti, leggendo la celebre epigrafe dedicata a Duccio Galimberti: “Lo avrai, camerata Kesselring…” in risposta alla folle pretesa del monumento che gli italiani avrebbero dovuto erigere al boia delle Fosse Ardeatine, delle Stragi di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema e molte altre.

Diceva Piero Calamandrei, appunto, nell’introduzione al corso sulla Costituzione italiana, tenuto a Milano nel gennaio 1955, … la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità; e ancora, ….. Ci sono tante belle cose da vedere, da godere oltre che ad occuparsi di politica. E la politica non è una piacevole cosa. Però, la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai.

E vi auguro, di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai ricordandovi ogni giorno, che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

Calamandrei, sempre a proposito della Carta Costituzionale, diceva anche:

Quando io leggo: nell’articolo 2 “L’adempimento dei doveri inderogabili, di solidarietà, politica, economica e sociale” o quando leggo nell’articolo 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli”, “la patria italiana in mezzo alle altre patrie”, ma questo è Mazzini! Questa è la voce di Mazzini.

O quando io leggo nell’articolo 8: “Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”, ma questo è Cavour!

O quando io leggo nell’articolo 5 “La Repubblica, una ed indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali”, ma questo è Cattaneo!

O quando nell’articolo 52 io leggo, a proposito delle forze armate “L’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”, l’esercito di popolo, e questo è Garibaldi!

O quando leggo all’articolo 27 “Non è ammessa la pena di morte”, ma questo, oh studenti milanesi, è Beccaria!

Mi è sembrato giusto, doveroso anzi, ricordare oggi e qui queste parole. Le preoccupazioni, ma anche l’orgoglio morale ed etico di un protagonista di quegli anni e di quelle vicende a pochi anni: 10, dalla fine della guerra.

Doveroso perché con voi oggi, a oltre sessant’anni di distanza dalla Liberazione, noi riconosciamo il ruolo importante, fondamentale dei giovani e delle loro istituzioni scolastiche, tanto vituperate, nella difesa dei valori della costituzione, in una staffetta non solamente ideale tra l’ultima generazione che ha vissuto sotto il giogo fascista, che è ancora qui con noi oggi, e chi ha potuto vivere in democrazia ma che proprio perciò deve difenderne i valori che non vanno mai dati per scontati, né acquisiti una volta per tutte.

Mi sia concessa anche qui una divagazione: il Presidente del Consiglio Berlusconi ha recentemente dichiarato nel discorso al congresso dei Cristiano-Riformisti il 26 febbraio 2011 e ancora ribadito il 16 aprile scorso: «Crediamo nell’individuo e riteniamo che ciascuno debba avere il diritto […] di poter educare i figli liberamente, e liberamente vuol dire di non essere costretto a mandarli a scuola in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei princìpi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell’ambito della loro famiglia».

Io, noi, crediamo che l’educazione, ora più che mai sotto attacco, è qualcosa che non si inculca. Né a scuola, né in famiglia e né altrove: la scuola e la famiglia devono educare, non inculcare. L’educazione è fatta di insegnamenti, di modelli pedagogici, di suggerimento di valori, di inviti allo studio, e di quant’altro sia non invasivo ma propositivo. “Inculcare” significa imporre qualcosa, indottrinare a forza, come facevano i regimi dittatoriali con le rispettive propagande.

Infine, vorrei ancora fare un’ultima breve considerazione sui fatti di questi giorni, determinati dalle insurrezioni dei popoli dei paesi nordafricani, delle repressioni che essi subiscono, degli esodi che esse determinano verso i paesi europei, in primis l’Italia.

Le risposte che gli Stati dell’Europa stanno offrendo, con i loro poco maturi comportamenti, dettati quasi esclusivamente da logiche di interesse elettorale, hanno creato il terreno fertile perché il Ministro Maroni, ma anche la leader del Fronte Nazionale d’estrema destra francese Le Pen, ipotizzare l’uscita dei nostri Paesi dalla Comunità Europea.

Anche in questo caso il richiamo ai nostri trascorsi storici si impone. L’idea di Europa come la viviamo oggi è nata dopo il 1945 per chiudere definitivamente il capitolo delle guerre europee; un capitolo lungo oltre duemila anni.

Se noi non inseriamo la nostra lotta di liberazione nazionale in quella più ampia lotta che tutta l’Europa combatté per riconquistare sé a se stessa nella libertà e nella democrazia, rischiamo di non cogliere tutta intera la carica liberante presente nella data del 25 aprile.

Le levatrici di quell’idea d’Europa furono tre statisti: i francesi Jean Monnet e Robert Schuman e l’italiano Altiero Spinelli. Dalla loro spinta ideale è venuta alla luce la Comunità Europea, perché l’allargarsi degli orizzonti non significasse perdersi, ma ritrovarsi insieme a tantissimi altri che in paesi diversi combatterono un’eguale battaglia per aprire prospettive di pace e di progresso che solo un’ Europa libera, solidale e ricca delle sue diverse culture, può garantire.

Certo, i problemi che oggi incalzano sono nuovi e gravi ma non è ritornando indietro che li si risolvono. Se quello che ricerchiamo ancor oggi è un di più di libertà, anche per chi è al di là del mare, di democrazia, di giustizia, di solidarietà, di rispetto, di tolleranza e di pace è sempre alle radici della Resistenza il luogo a cui dobbiamo tornare, là dove democrazia, libertà e giustizia e pace furono guadagnate con enormi sacrifici e indicibili sofferenze, fino all’incontenibile felicità del 25 aprile 1945.

Viva la Resistenza, viva l’Italia che compie quest’anno i 150 anni di unità, viva l’Europa unita, viva la pace.

Nedo Vinzio, Vice Presidente ANPI Valle d’Aosta.


Verrès, 25 aprile 2011 | Nedo Vinzio

25 APRILE IN VALLE D’AOSTA

22 aprile 2011

A.N.P.I. – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

VALLE D’AOSTA


CALENDARIO DELLE INIZITIVE | 25 APRILE 2011

ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE

AOSTA

Ore 10,00 Ritrovo dei partecipanti presso il cimitero di Aosta

Messa al Sacrario e deposizione di un corona.

Ore 11,00 Ritrovo dei partecipanti all’angolo della biblioteca regionale per la distribuzione delle coccarde dell’ANPI.

Ore 11,15 In piazza Chanoux, alzabandiera, discorsi delle autorità e lettura collettiva dei primi 13 articoli della Costituzione della Repubblica Italiana nell’ambito del progetto “Collettivamente memoria 2011”.

Ore 11,45 Le celebrazioni si sposteranno nel Giardino della Rimembranza, in via Festaz, per la deposizione di una corona al monumento dei Morts pour la Liberté e il discorso celebrativo tenuto da Andrea LAMBERTI, il più giovane componente del comitato regionale dell’ANPI.

SAINT-MARCEL e BRISSOGNE

Ore 10,00 Ritrovo dei partecipanti presso i rispettivi Comuni e deposizione delle corone ai Cippi dei Caduti.

Ore 11,00 Ritrovo dei partecipanti presso il Comune di Saint-Marcel e interventi dei Sindaci dei due Comuni e di Piero BIONAZ, componente del comitato regionale dell’ANPI e presidente di sezione. Seguirà quindi un rinfresco offerto dall’Amministrazione Comunale di Saint-Marcel.

Ore 12,30 Pranzo presso la Trattoria “Come a Casa” (ex Bar Turismo) in Fraz. Prelaz – Saint-Marcel

Per prenotazioni pranzo chiamare entro il 22 aprile:

Bionaz Piero tel 333 5099765

Blanc Cino tel 3891621789

Ristorante tel 0165 778789

FENIS

Ore 10,00 Ritrovo dei manifestanti con la banda musicale in località “Chez Sapin”

Ore 10,45 Messa in suffragio dei caduti

Benedizione monumenti guerre 1915/1918 e 1940/45

Discorso celebrativo tenuto dal Sindaco di Fénis, Giusto PERRON

Inni e canti eseguiti dal coro “Saint Roch”

Aperitivo presso la “Châtelaine”

Ore 13,00 Pranzo presso il ristorante la “Châtelaine”

Per prenotazioni pranzo chiamare entro il 22 aprile il ristorante – tel 0165764264

SAINT-VINCENT

Ore 11,00 Raduno dei partecipanti davanti al Municipio.

Ore 11,30 Messa nella chiesa parrocchiale

Deposizione corone ai monumenti ai caduti

Discorsi celebrativi tenuti dal Sindaco di Saint-Vincent, Geom. Adalberto PEROSINO e dal Sen. Cesare DUJANY

Ore 12,45 Pranzo sociale

PONT-SAINT-MARTIN e DONNAS

> PONT-SAINT-MARTIN

Ore 9,30 Ritrovo dei partecipanti presso il CRAL Comunale – Rinfresco

Deposizione corone ai monumenti dei caduti di Piazza IV Novembre

e di piazza I° Maggio

> DONNAS

Ore 11,00 Ritrovo dei partecipanti in Piazza della Stazione

Ore 11,15 Messa

Ore 12,00 Deposizione corone al monumento ai caduti

Discorsi commemorativi e orazione ufficiale tenuta dal Consigliere Regionale

Raimondo DONZEL

Ore 12,45 pranzo presso il ristorante “L’Enfant Prodige”

prenotazione entro venerdì 22 – tel. 0125 344261

La Banda Musicale di Donnas accompagnerà tutta la manifestazione.

VERRES e ISSOGNE

Sabato 23 aprile

> ISSOGNE

Ore 16,00 Tavola rotonda con i partigiani presso il salone in frazione Colombière

Domenica 24 aprile

> ISSOGNE in località Castagneti

Ore 21,00 Concerto del cantautore Fabrizio ZANOTTI

Ore 23,00 Discoteca MIDNIGHT EXPRESS

Lunedì 25 aprile

> VERRES

Ore 10,00 Ritrovo dei partecipanti in piazza Ospedale

Partenza mezza maratona dei 150 anni dell’unità d’Italia

Corteo preceduto dalla Filarmonica di Verrès

Ore 10,30 Deposizione di una corona al monumento ai caduti

Ore 10,45 In Piazza René de Challand

saluto del Sindaco di Verrès Luigi MELLO SARTOR

– discorso celebrativo tenuto dal Vicepresidente dell’ANPI Valle d’Aosta

Nedo VINZIO

> ISSOGNE

Ore 11,45 Cerimonia al monumento ai caduti della 176° Brigata Garibaldi

alla presenza delle autorità, con la partecipazione dei bambini delle scuole

e della Filarmonica di Verrès

Arrivo mezza maratona dei 150 anni dell’unità d’Italia

Ore 12,30 Pranzo presso il salone polivalente di frazione Colombière

Ore 14,30 Gara di palet: “Trofeo anniversario della Liberazione” in località Bosset

Martedì 26 aprile

> ISSOGNE

Ore 20,30 Conferenza sulla Resistenza in Valle d’Aosta – relatori Antonella DALLOU

Paolo MOMOGLIANO LEVI – Roger VUILLERMIN – presso l’auditorium delle scuole.

Per prenotazioni pranzo: ANPI – 3334671228

APPELLO PER IL 25 APRILE

19 aprile 2011

Appello dell’Anpi per il 25 aprile

Questo l’Appello del Comitato nazionale dell’Anpi per il 25 aprile, festa della Liberazione

“Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d’Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l’idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà” .

Giordano Cavestro (“Mirko”), 18 anni, studente di Parma, medaglia d’oro al valor militare, scrisse questa lettera appena prima di essere fucilato dai nazifascisti il 4 maggio 1944.
Il 25 aprile ha il suo nome.
Il 25 aprile ha il nome di tutti quei meravigliosi ragazzi e ragazze che immolarono la loro breve vita, senza alcuna esitazione, alla causa della liberazione del proprio Paese dalla tirannia nazifascista.

Il 25 aprile avremo i loro nomi nel cuore, nella coscienza, e li diffonderemo nelle piazze, ne faremo una ragione di impegno, ancora, per il futuro di una democrazia che, come sappiamo, come vediamo, non è data una volta per tutte, non vive di respiri propri, ma va irrobustita, vivificata,
giorno per giorno. Il 25 aprile diremo il nome di Giordano Cavestro a quei senatori della destra, che stanno tentando, con una ignobile proposta di legge, di abrogare la XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista.

Diremo NO! E’ una vergogna, un oltraggio ai caduti per la libertà. All’Italia intera. Il 25 aprile diremo che dalla Liberazione non si torna indietro.

Da tutte le piazze, vie, scuole, caserme, mostreremo ancora una volta, e questa volta di più, il volto dell’Italia più bella e civile: quella che non dimentica. L’Italia democratica e antifascista.

articolo tratto da: http://anpi.it/a406/