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Discorso commemorativo di Mariella Herera a Issime

20 agosto 2012

Luglio 1944 – luglio 2012

Sono iscritta da una quindicina di anni all’Anpi in qualità di patriota, come era in uso fino a qualche tempo fa, in quanto i suoi aderenti erano quasi esclusivamente ex partigiani….Poi, il tempo che scorre, che inesorabilmente chiude con i più anziani, ma soprattutto che ci fa toccare con mano quanto la Libertà non sia una conquista ottenuta una volta per sempre, ma un valore da difendere giorno per giorno, ha voluto che oggi io sia iscritta in qualità di “antifascista”. Può sembrare un fatto solo formale, ma corrisponde invece ad un passaggio ideale tra l’Anpi dei partigiani, come Masini, Gaspard, Zancanella e tanti altri ad un organismo, da loro stessi fortemente voluto ed incoraggiato nel quali tutti i cittadini democratici potessero riconoscersi.

Il compito di questa mia generazione è stato ed è quello di passare alle generazioni più giovani il testimone che noi abbiamo ricevuto dai protagonisti di quel periodo.

Chissà com’era il tempo, in quei giorni di luglio del 1944. Quello delle bande partigiane sicuramente migliore, dopo i lunghi mesi invernali e primaverili. Ai primi e pochi resistenti che, dopo l’8 settembre, avevano compreso subito che la guerra non era affatto finita, si erano aggiunti via via i giovani che, richiamati alle armi dai bandi di Salò, avevano risposto no. Per scelta politica, ideologica ? Perché un partito glielo ordinava ? Ma quale partito, se ne esisteva solo uno, quello fascista ? Forse era solo paura, mista a qualcosa di innato, da queste parti: la difesa del proprio territorio, della propria casa, del proprio villaggio ed una grande voglia di pace.. La risposta più semplice, immediata era stata per molti il dire no. No agli ammassi, no alle requisizioni, no al coprifuoco, no agli arresti. Si era capito poi subito che scappare e rifugiarsi in montagna non sarebbe bastato. Ecco allora il lungo periodo dei colpi di mano, degli attacchi alle pattuglie ed alle caserme, alla ricerca disperata delle armi e ai primi tentativi di organizzare una struttura che tenesse insieme le persone e desse loro speranza e fiducia in un domani che sarebbe stato diverso e migliore.

Era l’estate, quell’estate del 1944, quando le formazioni partigiane si trovavano ad essere gonfie di uomini ma anche povere di armi. Uomini che avevano vent’anni o giù di lì.

Cosa volesse dire avere vent’anni nel 1944, per noi credo rimarrà sempre un mistero.

Per noi che seguiamo spaventati le borse e lo spread che sale e che scende portandosi dietro le nostre paure e le insicurezze di perdere tutto.

Ecco, forse ci servirebbe, oggi sabato 28 luglio 2012, pensare cosa volesse dire sentire il rumore di un camion in un villaggio della valle del Lys; un camion che voleva dire brigate nere, o tedeschi arrivati chissà da dove. Un camion da cui potevano scendere degli uomini con le divise nere che bruciavano, portavano via viveri o rubavano cose. Perché i più forti erano loro.

Cosa volesse dire per un abitante di un villaggio essere preso, legato, portato a Ponte San Martino (anche la nostra lingua avevano costretto a rinnegare) come ostaggio per diversi giorni con l’incubo di finire fucilato in caso di qualche azione partigiana è una cosa che noi possiamo solo immaginare, o forse neanche.

Avevano 20 anni, quei ragazzi, ed erano destinati a crescere in fretta, anche troppo, forse.

Teste calde, potrebbe dire qualcuno, che avevano però chiaro che l’Italia di Salò non li rappresentava e che i tedeschi a casa loro non li volevano. Una cosa semplice, da cui ne sarebbero derivate poi altre. Sarebbero nate qui, anche se non lo si sapeva ancora, parole che oggi ci piace ancora pronunciare a voce alta e con orgoglio: Costituzione, Autonomia. Parole che ci ostiniamo a scrivere con la lettera maiuscola, quella usata per le cose importanti.

Noi qui oggi ricordiamo dei fatti di 68 anni fa. E’ un tempo enorme, per i nostri ritmi tutti basati sul presente, sull’adesso e subito e qualcuno potrebbe ancora chiedere:- Perché ricordare ancora dopo tanto tempo ?-.

Ci sono tante risposte a questa domanda: una, semplice, è che ce lo chiedono loro, i nomi dei caduti che urlano dalle lapidi a volte ignorate. Ci dicono che quello che hanno fatto, tanti anni fa, ci permette ora di essere qui oggi, liberi.

Un’altra risposta è venuta dalla cronaca di questi giorni: sabato 14 luglio 2012, Pieve Saliceto, frazione del comune di Gualtieri, nella bassa reggiana. Giovanni Iotti, capogruppo del Pdl nel consiglio comunale, ha proposto di intitolare l’ex scuola a Benito Mussolini, in quanto maestro elementare che vi insegnò tra il 1900 ed il 1904.

Naturalmente il sindaco di Gualtieri ha bocciato immediatamente l’iniziativa, che però ci deve far riflettere.

Quando l’ignoranza si abbina con la stupidità la miscela può diventare esplosiva, come la storia ci ha dimostrato molte volte. Proprio qui, ad Issime, è toccato ai fratelli Jona conoscere dove portasse la strada disegnata ed indicata dal cavaliere Benito Mussolini: ai forni di Auschwitz..

Si parla molto di revisionismo storico, come di una marmellata indefinita che chiunque può spalmare su qualunque superficie; quando la memoria svanisce, non si distingue più la giustizia dall’arroganza, la libertà dall’ignoranza colpevole, il massacratore dal ribelle.

Ecco perché oggi è giusto essere qui ad Issime dove nel luglio del 1944 partigiani valdostani e biellesi di formazioni con origini e orientamenti politici differenti lottarono insieme, per liberare territori sempre più vasti dai nazifascisti.

Scriveva Norberto Bobbio nel 1965 ” …effettivamente l’Italia non è diventato quel paese moralmente migliore che avevamo sognato: la nuova classe politica, salvo qualche rara eccezione, non assomiglia in nulla a quella che ci era parsa raffigurata in alcuni protagonisti della guerra di liberazione, austeri, severi con se stessi, devoti al pubblico bene, fedeli ai propri ideali, intransigenti, umili e forti insieme, anzi ci appare spesso faziosa, meschina, amante più dell’intrigo che della buona causa, egoista, tendenzialmente sopraffattrice, corrotta politicamente se non moralmente e corruttrice, desiderosa del potere per il potere.”

Chissà cosa avrebbe potuto scrivere oggi !

Ma a chi gli parlava di resistenza tradita ed esaurita, Bobbio replicava preferendo il termine di “ Resistenza incompiuta… propria di un ideale che non si realizza mai interamente, ma ciononostante continua ad alimentare speranze e a suscitare ansie ed energie di rinnovamento. “

Un modo chiaro per dire a tutti, per dirci, cosa significhi oggi essere antifascisti.

COMUNICATO STAMPA | Domenica 17 luglio a Saint-Nicolas l’ANPI ricorda l’eccidio nazi-fascista del 1944

13 luglio 2011

Appuntamento alle ore 11.30 presso la cappella che ricorda i partigiani caduti

Aosta, 7 luglio 2011

Il Comitato valdostano dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia organizza per domenica prossima 17 luglio a Saint-Nicolas la cerimonia di commemorazione dell’eccidio nazifascista del luglio 1944, nel corso del quale furono uccisi 16 tra partigiani della banda Vertosan e civili residenti nelle frazioni di Cerlogne e Vens, rastrellate e incendiate.

L’eccidio si consumò il 30 luglio del 1944 al termine di una tragica giornata di scontri a fuoco innescati dall’attacco nazifascista contro la vasta area controllata dalla formazione partigiana Vertosan attorno a Saint-Nicolas: aspri combattimenti si susseguirono lungo le direttrici dell’avanzata nazifascista, prima con il bombardamento dell’abitato di Chaillod, quindi con il rastrellamento di Fossaz, infine a Cerlogne e a Vens, dove si consumarono gli atti conclusivi del massacro. Per ordine dei tedeschi, i corpi dei caduti rimasero insepolti per quattro giorni.

La cerimonia, organizzata dall’ANPI per domenica 17 luglio, inizierà alle ore 11.30 con la messa nella cappella che ricorda i partigiani caduti. Seguiranno la deposizione delle corone e il discorso commemorativo del Senatore Cesare Dujany.

Calendario delle prossime Manifestazioni del 2011

3 luglio 2011

DOMENICA 17 LUGLIO – SAINT-NICOLAS


Ore 11.30 Commemorazione del rastrellamento, dell’incendio

e dei sedici caduti.

• Messa nella cappella che ricorda i partigiani caduti

• Deposizione corona e discorsi commemorativi.


SABATO 23 LUGLIO – ISSIME


67° anniversario della Battaglia del Lys.

L’organizzazione della manifestazione verrà curata dalla sezione

ANPI di Pont St. Martin. (Il programma è ancora da definire.)


DOMENICA 31 LUGLIO – TERRE NOIRE (P. S. Bernardo)


Ore 11.00 Commemorazione del massacro di Terre Noire.

• Deposizione corone e funzione religiosa;

• Discorsi commemorativi.


DOMENICA 21 AGOSTO – TROIS -VILLES (Quart)


Anniversario del rastrellamento e della distruzione di Trois-

Villes

La commemorazione degli avvenimenti sarà curata dall’Amministrazione

Comunale di Quart.

(Il programma è ancora da definire.)


DOMENICA 28 AGOSTO – MOLÈRE (Valsavarenche)


Ore 11.00 Messa al monumento di Molère

Deposizione corona e discorsi commemorativi


MERCOLEDÌ 7 SETTEMBRE – AMAY (Saint-Vincent)


Ore 11.00 Cerimonia commemorativa a ricordo dei combattimenti

svoltisi nella zona e dei numerosi caduti

Messa nella chiesa di Amay

• Deposizione corona e discorsi commemorativi

• Aperitivo off erto dalla sezione A.N.P.I. di Saint-

Vincent

• Pranzo al Col di Joux


DOMENICA 23 OTTOBRE – CHÉSOD (Antey-Saint-André)


Commemorazione dell’anniversario dei combattimenti sostenuti

nella valle dalla 101^ Brigata Marmore nel 1944.

Deposizione corona, messa e discorsi commemorativi


MARTEDÌ 1° NOVEMBRE – AOSTA


Commemorazione dei Caduti di tutte le guerre

La cerimonia, in accordo con il Presidio Militare, avrà luogo come

ogni anno presso il cimitero comunale.

• Messa al campo;

• Deposizione di corone.