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Il ricordo della bellissima giornata passata in compagnia della partigiana Lucia Bertolin!

21 luglio 2012


Alcuni esponenti dell’Associazione Nazionale Partigiani (ANPI) giovedì 12 luglio hanno incontrato e intervistato Lucia Bertolin, partigiana valdostana che da vent’anni vive ad Alagna, con l’intento di proseguire l’opera di salvaguardia della memoria storica della Resistenza e mettere in luce il ruolo che le donne hanno svolto.

Opera di salvaguardia necessaria visto che le donne sono spesso dimenticate, ma con il loro sacrificio e l’abnegazione con la quale lottarono hanno contribuito a realizzare un’impresa che sembrava un’utopia. Combattenti al pari degli uomini quando ancora la parità era di là da essere riconosciuta.

Opera di salvaguardia resa particolarmente urgente dall’età delle protagoniste di questa straordinaria stagione di libertà, la maggior parte delle quali ormai non più tra noi.

Donne molto diverse, ma tutte straordinarie, segnate profondamente dalle esperienze che hanno vissuto e accomunate da un carattere forte e da una grande umiltà.

Lucia Bertolin nasce a Verres, il 15 giugno 1923 da Vittorio e Pidella Costanza.

Lavora come infermiera presso la “Guinzio & Rossi” di Verres e, anche grazie al proprietario della fabbrica, entra nella resistenza valdostana prestando soccorso e cura ai partigiani. Lucia entra a far parte della 176° Brigata Garibaldi con il nome di battaglia Ninfa.

Non possiamo non sorridere quando durante l’intervista Lucia parla con immensa stima di Anna Cisero Dati, mentre la stessa Anna ricorda proprio quelle donne che prestavano cura ai malati di scabbia e tifo incuranti del grande pericolo cui andavano incontro.

Ma la guerra porta anche Lucia a conoscere l’uomo che sposerà, Necer Giuseppe, il partigiano “Guida” e da cui avrà due figli.

Ora il progetto continuerà intervistando le altre donne iscritte all’ANPI, ma anche andando alla ricerca di nuove donne da intervistare che abbiano vissuto quel periodo e proprio per questo motivo chiediamo a tutte le persone interessate di segnalarcelo.

CARLO SMURAGLIA NUOVO PRESIDENTE ANPI NAZIONALE

19 aprile 2011

L’Anpi coscienza critica dell’Italia

Intervista a Carlo Smuraglia nuovo presidente nazionale dell’Associazione partigiani

Sabato 16 Aprile il Comitato Nazionale dell’ANPI, riunitosi a Roma, ha eletto come nuovo Presidente nazionale dell’associazione Carlo Smuraglia, 88 anni, già partigiano combattente, avvocato, senatore e docente di diritto del lavoro.

Prende il posto di Raimondo Ricci, che è stato indicato dal Comitato Nazionale come futuro Presidente del Comitato d’Onore ANPI.

Assumono la carica di Vicepresidente Nazionale: Armando Cossutta, Luciano Guerzoni, Giovanna Stanka Hrovatin, Lino “William” Michelini, Carla Nespolo, Marisa Ombra, Alessandro Pollio Salimbeni e Massimo Rendina.

Intervista a Carlo Smuraglia

“L’Anpi non svolge solo la fondamentale funzione di memoria storica rispetto alla stagione eroica della lotta di liberazione. Ha anche la funzione di custodia attiva, impegnata, dei valori su cui si fonda la Repubblica italiana”. A sottolinearlo è Carlo Smuraglia, nuovo presidente dell’Associazione nazionale partigiani.

“Nostro compito è quello di far conoscere cosa fu la resistenza, l’antifascismo, la liberazione, ma anche far conoscere quello straordinario impegno collettivo che è la nostra Costituzione. Che deve essere valorizzata e soprattutti attuata”.

Quanto è cambiata l’Anpi in questi anni?
“Tantissimo. E la prima visiva dimostrazione è il numero crescente di giovani che all’Anpi si iscrivono. Ciò è stato possibile con la modifica dello statuto approvato nel 2006. Sono giovani antifascisti che come i partigiani che combatterono per la libertà credono nella democrazia, nella pace, nell’eguaglianza”.

Quanto pesa il problema generazionale nell’Anpi? Come lo state affrontando a livello operativo?
“Devo innanzitutto ricordare che sono ormai numerosissimi i giovani che svolgono, benissimo, ruoli dirigenti a tutti i livelli della nostra organizzazione. Certo, il problema c’è. Io non sono un giovanotto. Ma la mia elezione è stata una scelta consapevole. In questa fase difficile della storia del nostro Paese, abbiamo creduto che ai vecchi partigiani spettasse una funzione di garanzia. Una fase transitoria che tutti ci auguriamo, per il bene del Paese, si esaurisca presto”.

La crescita impetuosa dell’Anpi non può modificare la sua personalità, trasformarlo in un “quasi partito”?
“No, l’Anpi non sarà mai un partito. L’Anpi è la coscienza critica di questo Paese. E mai come in questi anni l’Italia ha bisogno di una forza pulita, autenticamente democratica, completamente disinteressata alle logiche di potere. Il degrado è sotto gli occhi di tutti. I continui attacchi alla magistratura, perfino alla Corte costituzionale, alla scuola pubblica, in un clima di perenne demagogia e disinformazione, costituiscono il segno di una pericolosissima deriva della nostra democrazia. Una situazione che assegna all’Anpi un ruolo di vigilanza, di difesa attiva dei valori su cui si fonda la nostra Repubblica”.

(mi.urb.)

articolo tratto da: http://anpi.it/a405/