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Anna Cisero, donna resistente.

11 novembre 2019

Pubblicato su Patria Indipendente il 19 dicembre 2018.
http://www.patriaindipendente.it/il-quotidiano/la-ragazza-resistente-della-val-daosta/

anna_ciseroA un anno dalla morte di Anna Cisero Dati, donna resistente, un toccante omaggio è stato reso lo scorso 24 novembre nella sala Maria Ida Viglino (sede del governo e del Consiglio della Regione Valle d’Aosta) gremita di bandiere e di pubblico. A ripercorrere l’attività e il costante impegno sociale di Anna Cisero, sono stati gli interventi del presidente del Consiglio Valle, Antonio Fosson, del presidente dell’Anpi Valle d’Aosta, Nedo Vinzio, di Paolo Momigliano Levi, ricercatore dell’Istituto storico della Resistenza, di Carla Nespolo, presidente nazionale dell’Associazione dei partigiani, moderati da una commossa Erika Guichardaz, vicepresidente dell’Anpi Valle d’Aosta. Ma anche le voci delle nipoti Giulia e Alice Sartore, Sara e Martina Pirozzolo, le video interviste di Francesca Schiavon e Stefano Viaggio. Emozionanti i canti “Fischia e il vento”, “Chant des Partisans”, “Oltre il ponte” e “Bella ciao” interpretati dai Trouveur Valdotèn con Alberto Visconti, colonna sonora della serata.

Ha vent’anni Anna Cisero Dati quando entra nella Resistenza (era nata a Mortafia, nell’astigiano, il 26 luglio 1923), aderendo al 13° Gruppo Emile Chanoux che, al comando di Sergio Gracchini, opera a Trois-Villes sull’alta collina di Quart. Infiltratasi nelle strutture nazifasciste, in qualità di impiegata civile presso la Caserma Testafochi di Aosta, riesce a far pervenire al suo comando informazioni, medicinali, armi e munizioni. Staffetta preziosissima e incurante dei pericoli, cura personalmente i collegamenti con il suo gruppo. Il 29 agosto 1944 è arrestata dalla polizia nazista. Dopo qualche giorno trascorso nelle carceri di Aosta (sottoposta, senza esito, a stringenti interrogatori) viene a un certo punto messa per alcune ore innanzi a un plotone di esecuzione in attesa di fucilazione e poi, a settembre, trasferita nel carcere Le Nuove di Torino. Qui, in un primo tempo, è destinata alla deportazione in Germania, ma, successivamente, è liberata. Ritornata in Valle d’Aosta, sentendosi in pericolo, fugge nell’astigiano, rifugiandosi presso la sua famiglia di origine.

Nel mese di gennaio 1945  è nuovamente in Valle. Al suo arrivo apprende che alcune persone infiltratesi nella questura di Aosta, dopo aver provveduto a fare sparire il suo fascicolo personale e ogni prova di appartenenza alla Resistenza, sono pronti ad agevolare il suo inserimento come “talpa” hardaznelle strutture della Rsi. Anche questa volta Anna aderisce al richiamo della Patria ed entra nelle fila della Squadra di Azione Patriottica, (SAP Giorgio Elter), operando ad Aosta sino al 28 aprile 1945. Lavorerà poi per qualche tempo in questura a fianco di Luigi Ravenni, il questore della Liberazione. Partecipa attivamente alla ricostruzione dei villaggi di Trois-Villes, saccheggiati e incendiati il 23 Agosto 1944 dai nazifascisti; in seguito, fino al 1954, è al fianco del colonnello Octave Bérard all’ufficio locale dell’Assistenza post-bellica.

Anna_Cisero_Dati

Nel 1955 Anna Cisero assume la segreteria del Comitato Anpi Valle d’Aosta, dedicandosi all’espletamento delle pratiche per i riconoscimenti partigiani; segue la costruzione e l’inaugurazione di cippi, lapidi e monumenti dedicati ai caduti partigiani e civili della Resistenza valdostana; cura le iniziative a carattere sportivo dell’Anpi-Elter e quelle a carattere ricreativo; per oltre 50 anni sarà un punto di riferimento attivo dell’Associazione valdostana, il motore propulsore della segreteria e, senza mai risparmiarsi e nulla chiedere, reggendo in prima persona l’amministrazione del sodalizio, mantiene i rapporti con i combattenti iscritti e le loro famiglie; cura personalmente l’organizzazione delle commemorazioni della Resistenza e le celebrazioni del 25 aprile della Regione. Legatissima alla sua Valle, Anna Cisero si è occupata di diverse iniziative a carattere sociale e a favore della promozione dei diritti delle donne e dei lavoratori. Nel 2010 riceve l’onorificenza di Chevalier de l’Autonomie; nel 2012, l’Ufficio di presidenza del Consiglio Valle, le aveva assegna una menzione speciale nell’ambito del premio internazionale “La Donna dell’Anno”; nel 2013 è nominata Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Paolo Momigliano Levi, parlando di lei, mette in luce i tratti caratterizzanti della sua personalità: il coraggio di portare armi e munizioni ai suoi compagni; di favorire l’evasione dei soldati dalla scuola militare alpina e di affrontare duri interrogatori; la pietà per le vittime della guerra (vedove, orfani, reduci dai campi di concentramento, soldati feriti o mutilati, abitanti di villaggi distrutti dalle rappresaglie) che la spinge a prodigarsi per alleviare questo cumulo di sofferenze; il forte senso di giustizia che la porta ad aiutare gli operai in sciopero; a lavorare per l’Udi, battendosi per i diritti delle donne e organizzando colonie per i figli degli operai e, infine, il valore per l’amicizia che la sollecita sia ad assistere alla compilazione delle pratiche dei partigiani sia a condividere con loro le gioie e le delusioni per una società che si allontana sempre più dai valori della Resistenza.

Da sinistra: Nedo Vinzio, Presidente Anpi della Valle d’Aosta; Antonio Fosson, presidente del Consiglio regionale della Valle d’Aosta; la presidente nazionale Anpi, Carla Nespolo; la vicepresidente Anpi della Valle d’Aosta, Erika Guichardaz.

Da sinistra: Nedo Vinzio, Presidente Anpi della Valle d’Aosta; Antonio Fosson, presidente del Consiglio regionale della Valle d’Aosta; la presidente nazionale Anpi, Carla Nespolo; la vicepresidente Anpi della Valle d’Aosta, Erika Guichardaz.

Anna, dopo 50 anni, ha passato il testimone ai giovani, avendo fiducia che questi mantengano vivi e pratichino gli ideali che avevano ispirato lei e i suoi compagni, e lasciandoci in eredità queste parole: “Durante la mia adolescenza ho sempre desiderato avere un fratello, a 20 anni d’un tratto ho scoperto che ne avevo un centinaio. Ci sentivamo tali perché, dopo l’8 settembre 1943, avevamo tutti dovuto prendere una decisione importante che cambiò le nostre vite. Allora la mia vita è cambiata quasi improvvisamente, come per molti di questi ragazzi. Prima non avvertivo la gravità di ciò che capitava intorno a me; giovane, educata nel torpore del fascismo, come tanti ragazze e ragazzi della mia generazione, la guerra, specie quella che veniva combattuta sugli altri fronti, mi giungeva come un’eco non tragica. Ma quando ho visto, nel maggio del 43, ad Aosta i pochi reduci Alpini del Battaglione Cervino tornare dal fronte russo, irriconoscibili, ho capito cos’era la guerra. Non potevo accettare l’offesa che il fascismo faceva agli esseri umani. Mi sono ribellata. Ho trovato in questi fratelli partigiani una fede, una solidarietà, e una responsabilità comune: la lotta per un bene che era per tutti, non solo per noi. Volevamo tutti le stesse cose: il rispetto della libertà, lavoro per tutti, poter migliorare il tenore di vita con il miglioramento dei salari. Tante altre cose ancora che ci facevano parlare, discutere e sognare. Sognavamo, ma dopo non è successo quello che noi pensavamo. Dopo la guerra è cresciuto per molti di noi l’impegno politico. Volevamo cambiare le cose, avevamo delle ottime idee, se solo avessimo potuto realizzarle come volevamo.”

Foto di gruppo per l’iniziativa in ricordo di Anna Cisero Dati.

Foto di gruppo per l’iniziativa in ricordo di Anna Cisero Dati.

Carla Nespolo concludendo la serata ha sottolineato l’impegno civile di una ragazza di famiglia che poteva vivere tranquilla e invece ha scelto di mettersi in tasca delle bombe, sottratte dalla caserma, rischiando la vita. “È a donne come Anna che dobbiamo il concetto di Patria. Alcide De Gasperi, nel suo famoso discorso di Parigi, ricorda come il governo fascista per quattro anni era stato alleato dei nazisti, ma rimarcò che l’Italia aveva avuto una delle più grandi resistenze d’Europa. Per questo, chi oggi si riempie la bocca della parola Patria e poi fa il saluto romano dimentica che è stata la Resistenza che ha salvato davvero l’onore dell’Italia”.

Erika Guichardaz, vicepresidente dell’Anpi Valle d’Aosta

Racconto Partigiano Valle d’Aosta

5 maggio 2019

Donne Resistenti 2018 | Ida Desandré ricorda Maria Musso

11 marzo 2018

In questa testimonianza raccolta da Stefano Viaggio nel marzo 2018 Ida Desandré ricorda Maria Musso. Ida e Maria sono state compagne di deportazione nei campi di concentramento di Ravensbrück, Salzgitter e Bergen-Belsen.

Il ricordo della bellissima giornata passata in compagnia della partigiana Lucia Bertolin!

21 luglio 2012


Alcuni esponenti dell’Associazione Nazionale Partigiani (ANPI) giovedì 12 luglio hanno incontrato e intervistato Lucia Bertolin, partigiana valdostana che da vent’anni vive ad Alagna, con l’intento di proseguire l’opera di salvaguardia della memoria storica della Resistenza e mettere in luce il ruolo che le donne hanno svolto.

Opera di salvaguardia necessaria visto che le donne sono spesso dimenticate, ma con il loro sacrificio e l’abnegazione con la quale lottarono hanno contribuito a realizzare un’impresa che sembrava un’utopia. Combattenti al pari degli uomini quando ancora la parità era di là da essere riconosciuta.

Opera di salvaguardia resa particolarmente urgente dall’età delle protagoniste di questa straordinaria stagione di libertà, la maggior parte delle quali ormai non più tra noi.

Donne molto diverse, ma tutte straordinarie, segnate profondamente dalle esperienze che hanno vissuto e accomunate da un carattere forte e da una grande umiltà.

Lucia Bertolin nasce a Verres, il 15 giugno 1923 da Vittorio e Pidella Costanza.

Lavora come infermiera presso la “Guinzio & Rossi” di Verres e, anche grazie al proprietario della fabbrica, entra nella resistenza valdostana prestando soccorso e cura ai partigiani. Lucia entra a far parte della 176° Brigata Garibaldi con il nome di battaglia Ninfa.

Non possiamo non sorridere quando durante l’intervista Lucia parla con immensa stima di Anna Cisero Dati, mentre la stessa Anna ricorda proprio quelle donne che prestavano cura ai malati di scabbia e tifo incuranti del grande pericolo cui andavano incontro.

Ma la guerra porta anche Lucia a conoscere l’uomo che sposerà, Necer Giuseppe, il partigiano “Guida” e da cui avrà due figli.

Ora il progetto continuerà intervistando le altre donne iscritte all’ANPI, ma anche andando alla ricerca di nuove donne da intervistare che abbiano vissuto quel periodo e proprio per questo motivo chiediamo a tutte le persone interessate di segnalarcelo.