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Vogliamo giustizia e verità sulle stragi nazifasciste: firma la petizione dell’Anpi

7 febbraio 2013

L’ANPI, ritenendo doveroso fare il punto della situazione sulla questione delle stragi nazifasciste, per le quali il nostro paese ha versato un tributo di sangue di circa 15.000 caduti, disseminando eccidi compiuti anche prima dell’otto settembre 1943, dalla Sicilia fino al nord Italia con l’esercito tedesco in rotta verso la Germania, ha deciso di assumere la questione delle stragi nazifasciste come una sua battaglia nazionale, rivendicando “verità e giustizia” per le vittime.

Firma la petizione Online:

L’azione dell’associazione si è incardinata nella costituzione di una apposita commissione di lavoro, che ha teso l’azione verso tre indirizzi fondamentali: la costituzione come parte civile dell’Anpi in tutti i processi di strage, la raccolta di tutti i materiali giudiziari e parlamentari delle stragi che attualmente sono difficilmente reperibili e consultabili per motivi sia burocratici che politici e non ultimo come importanza censire attraverso la realizzazione di una mappa tutti le stragi avvenute, in quanto ad oggi non si ha questo importante strumento divulgativo e conoscitivo. Aggiungasi a tutto ciò l’avvio di una petizione nel Paese indirizzata al Presidente del Senato.

Cosa ancora più importante sarà per l’Anpi portare le istituzioni preposte, governo e parlamento, a discutere sulla conduzione politica di questi 70 anni che ha causato l’enorme ritardo con il quale si stanno svolgendo oggi i processi, limitando notevolmente la possibilità di far giustizia, procedimenti che sono elementi unici sia per sostenere la verità storiografica sia per dare sollievo a tutte le vittime. Tutti gli interventi dei vari specialisti hanno concordato su alcuni punti precisi comuni ai loro pensieri. Un enorme ritardo dell’inizio dei processi con altrettanto grandi responsabilità dei governi italiani che mai hanno preso posizione e coscienza di quello che ha portato a questo colpevole “dimenticanza” nel famoso e famigerato Armadio della Vergogna. Uno sminuire, attraverso una mirata strategia politica, le gravi responsabilità della repubblica sociale e dei fascisti repubblichini, che “volenterosamente” si sono adoperati ad essere accompagnatori quando non esecutori diretti di queste stragi. Una non considerazione della sofferenza dei superstiti e dei famigliari delle vittime, spesso lasciate sole a se stesse, senza risarcimenti né morali né economici. Così come abbiamo oggi un gap comunicativo di Memoria tra le generazioni, in quanto venendo meno il contributo del testimone per motivi anagrafici, con più difficoltà si riesce a portare a conoscenza questi fatti, che hanno la potenzialità di divenire strumenti di formazione di nuove coscienze civili. Un’altra considerazione importante su cui tutti hanno condiviso le proprie riflessioni, è quella che fin dal dopo guerra, sia da parte dei tedeschi sia anche in alcune memorie di sopravvissuti, si è voluta scaricare le colpe sui partigiani, mentre invece l’analisi del caso Toscana, dimostra come solo il 12% delle vittime sia stata causata da rappresaglia, e come comunque sempre ci si trovi di fronte a risposte sproporzionate, definibili oggi come crimini contro l’umanità e non azioni di guerra. Gli ordini erano di una guerra ai civili voluta dai massimi vertici militari germanici.

Il documento della commissione di lavoro sulle stragi.

Il testo della petizione popolare

CARLO SMURAGLIA NUOVO PRESIDENTE ANPI NAZIONALE

19 aprile 2011

L’Anpi coscienza critica dell’Italia

Intervista a Carlo Smuraglia nuovo presidente nazionale dell’Associazione partigiani

Sabato 16 Aprile il Comitato Nazionale dell’ANPI, riunitosi a Roma, ha eletto come nuovo Presidente nazionale dell’associazione Carlo Smuraglia, 88 anni, già partigiano combattente, avvocato, senatore e docente di diritto del lavoro.

Prende il posto di Raimondo Ricci, che è stato indicato dal Comitato Nazionale come futuro Presidente del Comitato d’Onore ANPI.

Assumono la carica di Vicepresidente Nazionale: Armando Cossutta, Luciano Guerzoni, Giovanna Stanka Hrovatin, Lino “William” Michelini, Carla Nespolo, Marisa Ombra, Alessandro Pollio Salimbeni e Massimo Rendina.

Intervista a Carlo Smuraglia

“L’Anpi non svolge solo la fondamentale funzione di memoria storica rispetto alla stagione eroica della lotta di liberazione. Ha anche la funzione di custodia attiva, impegnata, dei valori su cui si fonda la Repubblica italiana”. A sottolinearlo è Carlo Smuraglia, nuovo presidente dell’Associazione nazionale partigiani.

“Nostro compito è quello di far conoscere cosa fu la resistenza, l’antifascismo, la liberazione, ma anche far conoscere quello straordinario impegno collettivo che è la nostra Costituzione. Che deve essere valorizzata e soprattutti attuata”.

Quanto è cambiata l’Anpi in questi anni?
“Tantissimo. E la prima visiva dimostrazione è il numero crescente di giovani che all’Anpi si iscrivono. Ciò è stato possibile con la modifica dello statuto approvato nel 2006. Sono giovani antifascisti che come i partigiani che combatterono per la libertà credono nella democrazia, nella pace, nell’eguaglianza”.

Quanto pesa il problema generazionale nell’Anpi? Come lo state affrontando a livello operativo?
“Devo innanzitutto ricordare che sono ormai numerosissimi i giovani che svolgono, benissimo, ruoli dirigenti a tutti i livelli della nostra organizzazione. Certo, il problema c’è. Io non sono un giovanotto. Ma la mia elezione è stata una scelta consapevole. In questa fase difficile della storia del nostro Paese, abbiamo creduto che ai vecchi partigiani spettasse una funzione di garanzia. Una fase transitoria che tutti ci auguriamo, per il bene del Paese, si esaurisca presto”.

La crescita impetuosa dell’Anpi non può modificare la sua personalità, trasformarlo in un “quasi partito”?
“No, l’Anpi non sarà mai un partito. L’Anpi è la coscienza critica di questo Paese. E mai come in questi anni l’Italia ha bisogno di una forza pulita, autenticamente democratica, completamente disinteressata alle logiche di potere. Il degrado è sotto gli occhi di tutti. I continui attacchi alla magistratura, perfino alla Corte costituzionale, alla scuola pubblica, in un clima di perenne demagogia e disinformazione, costituiscono il segno di una pericolosissima deriva della nostra democrazia. Una situazione che assegna all’Anpi un ruolo di vigilanza, di difesa attiva dei valori su cui si fonda la nostra Repubblica”.

(mi.urb.)

articolo tratto da: http://anpi.it/a405/