Archivio per aprile 2012

Il discorso di Raimondo Donzel per il 25 Aprile a Champdepraz:

28 aprile 2012

 

Il discorso di Raimondo Donzel per le celebrazioni del 25 Aprile a Champdepraz:

Care Staffette, Cari partigiani

Caro Sindaco,

Autorità civili e militari,

cittadine e cittadini,

è bello ritrovarsi come ogni anno a celebrare il 25 aprile! Constatare che siamo così numerosi intorno alle staffette e ai partigiani che per 67 anni hanno dovuto lottare per difendere la memoria del 25 Aprile. Dopo il coraggio e l’abnegazione della lotta di liberazione dal ‘43 al ‘45, con altrettanto coraggio e abnegazione stanno resistendo ai revisionismi, alle polemiche, anche quelle più sciocche e futili per rovinare o oltraggiare la Festa, ai continui tentativi di “ridimensionare” l’importanza “fondativa” del 25 aprile perla Repubblica.

La Regione Autonoma Valle d’Aosta è stata insignita della Medaglia d’Oro al valor Militare per la sua attività nella lotta partigiana: è quindi un dovere per le sue Istituzioni rendere omaggio ai martiri, ai partigiani, a quella parte di popolo che non si piegò e non servì il nazifascismo. Un dovere che per i presenti è anche piena condivisione dei valori di libertà, democrazia, giustizia sociale, solidarietà e pace espressi dalla Resistenza. Valori che si saldano in un forte senso dell’Etica pubblica. E per noi valdostani anche del valore dell’Autonomia. Grazie alla lotta partigiana, da Provincia di Aosta siamo diventati Regione Autonoma.

E quello che oggi mi riempie il cuore è vedere, al fianco delle nostre staffette e dei nostri partigiani, mamme con i bimbi in braccio e maestre con i loro alunni che sventolano le bandiere della pace. Uno straordinario messaggio di educazione civica espresso dalle donne. Le donne che hanno faticato a veder riconosciuto il loro ruolo nella lotta di liberazione e che la recente storiografia ha fatto emergere invece come fondamentale. Donne che oggi sono punto di riferimento dell’ANPI regionale e a cui va ascritto il merito del grande successo organizzativo del 25 aprile.

Siamo qui per non dimenticare quei ragazzi come lo studente Antonio Brancati che fu condannato a morte a soli 23 anni. Le sue ultime parole parlano per tutti:

Carissimi genitori,

non so se mi sarà possibile potervi rivedere, per la qual cosa vi scrivo questa lettera. Sono stato condannato a morte per non essermi associato a coloro che vogliono distruggere completamente l’Italia.

Vi giuro di non aver commessa nessuna colpa se non quella di aver voluto più bene di costoro all’Italia, nostra amabile e martoriata Patria.

Voi potete dire questo sempre a voce alta dinanzi a tutti.

Se muoio, muoio innocente.

Vi prego di perdonarmi se qualche volta vi ho fatto arrabbiare, vi ho disobbedito, ero allora un ragazzo.

[…] Vi ringrazio per quanto avete fatto per me e per la mia educazione. Speriamo che Iddio vi dia giusta ricompensa.  

Baciate per me tutti i fratelli: Felice, Costantino, Luigi, Vincenzo e Alberto e la mia cara fidanzata.

Non affliggetevi e fatevi coraggio, ci sarà chi mi vendicherà

[…] Io vi ho sempre pensato in tutti i momenti della giornata.

Dispiacente tanto se non ci rivedremo su questa terra; ma ci rivedremo lassù, in un luogo più bello, più giusto e più santo.

Ricordatevi sempre di me.

Un forte bacione

Antonio”

Ma non dimenticare significa anche portare un rispetto quotidiano ai martiri e agli antifascisti. Rispetto fatto di impegno per difendere la libertà, la democrazia e l’autonomia che ci sono state donate con il sacrificio di tante giovani vite.

E credo che le parole di Don Luigi Ciotti abbiamo l’autorevolezza per indicarci la strada da seguire: “La crisi economica in atto non può essere affrontata solo con rimedi economici perché è innanzitutto una crisi etica e culturale. Una crisi di giustizia sociale. E di una politica che ha tradito la sua funzione di servizio alla comunità.”

Non basta, però, chiamare in causa solo il ceto politico. Quelle della politica sono, infatti, colpe da cui non possiamo ritenerci esenti. L’attuale degenerazione etica non sarebbe stata possibile senza un più generale ritiro dall’impegno senza gli eccessi di delega, senza un’interpretazione avara del nostro ruolo di cittadini.”

Quindi occorre mobilitarsi, traendo forza e ispirazione dai valori della Resistenza e del 25 aprile!

Antifascisti SEMPRE!

Discorso di Alessandro Pollio Salimbeni per il 25 Aprile di Aosta

28 aprile 2012

foto tratta da Aostasera.it

Il discorso del vicepresidente nazionale dell’ANPI Alessandro Pollio Salimbeni per il 25 aprile in piazza Emile Chanoux ad Aosta:

Celebriamo il giorno della Liberazione come una delle date fondative della Repubblica Italiana.

Permettetemi di dirlo con un di più di orgoglio e di partecipazione, dal momento che in questa piazza e in questa città la mia famiglia ha dato un contributo diretto a quei giorni e a quelle scelte che hanno segnato il riscatto e il nuovo inizio di una grande storia nazionale.

Ma – al di là delle ragioni personali – Resistenza e Liberazione, Repubblica il 2 giugno, Costituzione dal 1 gennaio 1948 sono i tre pilastri sui quali fare affidamento ogni giorno della nostra vicenda storica e politica per trovare in essi valori, obiettivi, energie per costruire un Paese all’altezza delle aspirazioni e dei bisogni di tutti i cittadini.

Il senso del 25 aprile è questo: dalla difficile scelta della Resistenza alla Liberazione del Paese nasce una spinta che deve durare nel tempo. Per questo è stata osteggiata, talvolta nascosta, sempre discussa, per la sua forza trainante, per il richiamo costante al fatto che – certamente in contesti più ampi – dal nostro impegno nasce il nostro sviluppo, il nostro futuro.

E questo vale tanto di più nelle difficoltà attuali, dalle quali – si continua a dire e diciamo anche noi oggi – non si esce solo con il freddo taglio che segue ad anni di irresponsabile sottovalutazione e dissipazione delle risorse pubbliche ma soltanto con la ripresa di politiche pubbliche nel campo economico, industriale e sociale. Insomma, non ripercorrendo strade – certo più decenti, certo più etiche, certo più adeguate a quell’onore delle funzioni pubbliche cui ci richiama la Costituzione – ma costruendone di nuove.

Sacrifici? Certo, se necessari e se proporzionali al reddito e alle responsabilità di ciascuno. Equità? Sicuramente, perché ci sono tanti che anche negli anni scorsi hanno pagato prezzi duri alla crisi che non è di oggi (oggi si chiamano “esodati” e la brutta parola non fa che sottolineare il fatto che si tratta di vittime di scelte fatte sulla loro testa e la loro pelle). Rigore? Naturalmente, dopo aver visto per troppo tempo l‘esibizione delle superricchezze (e di un po’ di supercafoni, che si accompagnano sempre), a partire dalla giusta repressione dello scandalo dell’evasione fiscale.

Ma tutto questo chiede tanta, nuova e buona politica. Viva i professori, se ridisegnano un profilo di serietà e autorevolezza, di cui siamo stati sprovvisti per molto tempo. Ma viva la vita normale, quella un po’ lontana dalle aule universitarie e dai convegni internazionali: e la politica torni ad essere voce e corpo della vita normale. Anche su questo aspetto vorremmo un po’ più di attenzione e rigore: si sentono toni e parole che nemmeno nascondono una antica pulsione contro la politica: si sappia che tutte le avventure di destra sono iniziate così. Non si può non vedere che in tanti partiti si sono depositati fatti scandalosi, comportamenti delinquenziali, personaggi di profilo quando va bene dubbio – e va molto peggio, come sappiamo. E però non è giusto mettere tutto e tutti nello stesso sacco: distinguere, giudicare i fatti, guardare alle differenze, non solo per colpire meglio le responsabilità ma anche per colpire bene le responsabilità che invece appartengono a tutti, iniziando dal senso di superiorità e di separatezza (in questo certo da casta), di privilegio che non si possono accettare.

E non si può nemmeno tacere il fatto che tutto ciò esplode dinanzi al fatto delle troppe figure scialbe o addirittura del tutto fuori posto, quando non offensive, che da tempo hanno iniziato a popolare le stesse aule istituzionali. Ci vogliamo chiedere come mai questi temi non colpivano il sentimento popolare quando il personale politico era simboleggiato dai Moro e dai Nenni, dai Berlinguer e dai La Malfa?

Non è nostalgia, non è rimpianto, non siamo quelli per cui “non ci sono più le stagioni di una volta”!

Il punto è che quel personale politico aveva ancora – nelle ampie differenze ed anche nello scontro politico perfino più intenso (certo più serio) di oggi (un rapporto diretto, intellettuale – civile – morale prima ancora che personale) – con la Resistenza e la Liberazione dal nazifascismo.

Questo ci dice che non si nasce antifascisti, democratici, ma lo si diventa. Con la fatica della realtà, dell’impegno, dello studio; con la sensibilità del guardare alle condizioni materiali; con l’orgoglio di non accettare verità supreme imposte col principio della autorità; con tutto questo si reagisce, si mette in discussione lo stato del cose presenti, si prepara un futuro diverso.

Per questo non siamo d’accordo con chi dice che ormai antifascismo e Resistenza vanno consegnati alla storia. Naturalmente è vero, 67 anni sono molti nella vita di un Paese, oltre che delle persone. E’ vero anche, però, che da noi (per la verità anche in altri paesi d’Europa) ci sono tracce pesanti, continua l’alimentazione di miti e la presenza di forze apertamente politiche e apertamente fasciste. In Italia, in Germania, Francia, Olanda, GB, oggi perfino nel governo dell’Ungheria, ci sono gruppi, sedi, siti esplicitamente fascisti e nazisti, che fanno circolare propaganda razzista e xenofoba e tentano una penetrazione nei quartieri popolari, facendo leva sul disagio sociale, mascherandosi dietro attività “culturali”, un po’ dappertutto ed anche qui in Valle.

Proprio perché siamo consapevoli della crisi democratica che stiamo attraversando, pensiamo si debba rilanciare una duplice prospettiva di sviluppo.

La prima è più Europa. Non quella dei banchieri, di chi pensa che tagliando le risorse si raddrizzi l’economia: essa si raddrizza se le persone concrete sono in grado di vivere oggi e costruire un futuro, come da Keynes in poi dovrebbero aver imparato tutti. Non quella di freddi poteri tecnocratici e universitari: servono, indubbiamente, ma hanno il loro tempo e il loro spazio. Invece, pensiamo alla Europa che si fonda su procedure democratiche e partecipative, su cessione di sovranità anche nei campi più delicati, dal fisco alla politica estera e di difesa, che sostenga ampie iniziative nella formazione e nello sviluppo economico e industriale, sulle autonomie – così compresse in questi anni e ad ulteriore repentaglio con i recenti provvedimenti fiscali. Rilanciamo da qui – dopo alcuni anni di delirio federalistico che mascherava scelte di aspro centralismo – la Carta di Chivasso, con la quale Emilio Chanoux ebbe, con gli altri sottoscrittori, la visione lunga di una diversa fondazione dello Stato repubblicano, parallela e coerente con l’impianto unitario che fu poi della Costituzione e con la altrettanto lungimirante visione europeistica di Altiero Spinelli.

La seconda è una nuova fase della democrazia in Italia: i 150 anni non sono stati solo una celebrazione. Occorre rafforzare sia le procedure per le decisioni –con modalità che altri Paesi sperimentano da tempo e che si fondano sulla più completa informazione, la valutazione dei dati oggettivi dei problemi e soprattutto l’idea che discutere arricchisca e renda consapevoli: se la TAV in Francia (e non solo) procede è perché i cittadini e i comuni sono soggetti e non oggetti – sia il ruolo e l’importanza dei corpi intermedi (art. 2 della Costituzione).

Su questo vediamo invece insofferenza, per la mediazione, per la ricerca faticosa e paziente della costruzione di punti di arrivo condivisi. Attenzione, è anche il segno delle confuse idee e decisioni in ordine alle riforme istituzionali ed anche elettorali e questo va detto sia a destra che a sinistra, con differenze non banali sul contorno ma non sulla sostanza. Da qui sono nate le teorie e troppe “riforme” (in cui pesano più le virgolette della parola), via partiti, sindacati, associazioni. Solo il capo, il leader e la folla che applaude – può essere folla di pubblico come allo stadio oppure atomizzata dinanzi alla tv oppure ancora la folla “moderna” di Internet che qualche “capo” moderno evoca o bastona a suo piacere (altro che democrazia: dal comico al tragico,. Si potrebbe dire).

Guardate i gesti, pesate i linguaggi, valutate le parole che si usano: che Italia ci si aspetta, così? E allora ci permettiamo un severo monito alla responsabilità, prima che ci sia lo sciopero del voto, segnale di allarme grave quanto se non più della malattia.

Antifascismo è Repubblica e Costituzione, cioè il terreno comune di rispetto reciproco, di regole comuni a tutti, di attenzione a cose e persone che non sono eguali. Eguali nei diritti e nei doveri: qui sta il fondamento della convivenza civile e della libertà. E tutti noi siamo qui per questo e per testimoniare un impegno comune e permanente che ogni 25 Aprile vogliamo rinnovare nelle piazze, nelle strade delle nostre città e – ci auguriamo – nella coscienza di donne e uomini, giovani e anziani, che sono la vera forza, la vera garanzia del Paese, della sua libertà, della sua felicità.

25 Aprile Resistente

26 aprile 2012

Calendario delle iniziative per il 25 Aprile 2012, Anniversario della Liberazione

18 aprile 2012

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

VALLE D’AOSTA


AOSTA

 

Venerdì 20 aprile

ATELIER ALEPH – via Martinet

Dalle ore 21,00

Staffetta di letture ad alta voce dedicate alla guerra partigiana e alla Liberazione. Durante la serata proiezione delle fotografie di Giuliana Ferrero, intervista ad Anna Cisero Dati ed esposizione del ritratto di “Lola” donato da Barbara Tutino all’associazione.

 

Mercoledì 25 aprile

Ore 10,00 – cimitero di Aosta

Santa Messa al Sacrario e deposizione di un corona.

 

Ore 11,15 – giardino della Rimembranza di via Festaz

Deposizione di una corona al monumento dei Morts de la Liberté.

 

A seguire

Corteo verso piazza Chanoux, alzabandiera, lettura collettiva dei primi 12 articoli della Costituzione della Repubblica Italiana nell’ambito del progetto “Collettivamente memoria”, discorsi celebrativi del sindaco Bruno Giordano e del vicepresidente nazionale dell’ANPI Alessandro POLLIO SALIMBENI.

Ore 17,00 – piazza Chanoux

Concerto della Banda Municipale di Aosta a ammaina bandiera.

 

 

SAINT-MARCEL e BRISSOGNE

 

Mercoledì 25 aprile

Ore 10,00

Ritrovo dei partecipanti presso i rispettivi Comuni e deposizione delle corone ai Cippi dei Caduti.

 

Ore 11,00

Presso il Comune di Brissogne i Sindaci daranno il loro benvenuto ai partecipanti ed accoglieranno i neo maggiorenni dei due Comuni, seguirà un Rinfresco offerto dall’Amministrazione Comunale di Brissogne.

 

Ore 12,30

Pranzo presso il Ristorante “Les Laures” in Fraz. Grand Brissogne (prenotazioni pranzo entro il 22 aprile: Bionaz Piero tel 333 5099765, Blanc Cino tel 389 1621789)

 

 

FENIS

 

Mercoledì 25 aprile

Ore 09,45

Ritrovo dei manifestanti con la banda musicale in località “Chez Sapin”

 

Ore 10,30

Messa in suffragio dei caduti

Benedizione monumenti guerre 1915/1918 e 1940/45

Discorso celebrativo tenuto dal Sindaco di Fénis, Giusto PERRON

Inni e canti eseguiti dal coro Saint Roch

Aperitivo presso la “Chatelaine”

 

Ore 13,00

Pranzo presso il ristorante la “Dei cacciatori”

Per prenotazioni pranzo chiamare entro il 23 aprile al numero 329 4392548

 

 

 

SAINT-VINCENT

 

Mercoledì 25 aprile

Ore 10,40

Raduno dei partecipanti davanti alla Chiesa.

 

Ore 11,00

Santa Messa nella chiesa parrocchiale

Deposizione corone ai monumenti ai caduti

Discorsi celebrativi

 

Ore 12,35 Pranzo sociale

 

 

 

VERRES, ISSOGNE, MONTJOVET e CHAMPDEPRAZ

 

Sabato 21 aprile

CHAMPDEPRAZ – salone polivalente in fraz. Fabbrica

Ore 16.00 Tavola rotonda con i partigiani

Ore 21.00 Esibizione “CORO BAJOLESE”

 

Domenica 22 aprile

ISSOGNE – municipio

Ore 09.00 Consegna delle onorificenze a partigiani e combattenti da parte del Comune di Issogne

Ore 10.30 Partenza PEDALATA DELLA MEMORIA (omaggio alle lapidi dei caduti sul percorso Issogne- Champdepraz-Montjovet)

CHAMPDEPRAZ – salone polivalente in fraz. Fabbrica

Ore 21.00 Rappresentazione teatrale “Oltre il Ponte”della Compagnia PLASTICO 808 TEATRO

 

Martedì 24 aprile

CHAMPDEPRAZ – salone polivalente in fraz. Fabbrica

Ore 21.00 Presentazione del volume : “Voluntarios internacionales de la libertad”; antifascisti valdostani volontari nella guerra civile di Spagna (1936-1939) di Giampaolo Giordana

 

Mercoledì 25 aprile

VERRES

Ore 10.00 Ritrovo in piazza Ospedale

Ore 10.30 Corteo preceduto dalla Filarmonica di Verrès e deposizione di corona al monumento ai caduti in piazza XXV Aprile

Ore 10.45 Piazza René de Challand

Saluto del Sindaco Luigi MELLO SARTOR e discorso celebrativo tenuto dal Vicepresidente dell’ANPI Valle d’Aosta Nedo VINZIO

CHAMPDEPRAZ

Ore 12.00 Cerimonia al monumento ai caduti in loc. Capoluogo con il saluto del Sindaco Luigi BERGER e del Consigliere regionale Raimondo DONZEL

Ore 13.00 Pranzo sociale presso il salone polivalente in fraz. Fabbrica (Prenotazioni per pranzo al tel. 333 4671228)

Ore 14.30 Gara di palet: “Trofeo anniversario della Liberazione”

 

 

 

PONT-SAINT-MARTIN e DONNAS

Martedì 24 aprile

PONT-SAINT-MARTIN – auditorium

Ore 18.00 Spettacolo in collaborazione con l’Istituzione scolastica Mont Rose A “Suoni di libertà” con la fanfara e il coro della scuola media C. Viola e la Rock Band Cambio Scena e premiazione del concorso per la realizzazione del logo della sezione.

 

Mercoledì 25 aprile

DONNAS

Ore 09.00 Deposizione di una corona al monumento ai Caduti

PONT-SAINT-MARTIN

Ore 10.00 Ritrovo dei partecipanti presso il CRAL Comunale – Rinfresco

Ore 11.00 Santa Messa nella chiesa parrocchiale

Ore 11.45 Deposizione corone al monumento ai caduti, letture di testimonianze e discorsi commemorativi in Piazza 1° Maggio

Ore 12.30 pranzo sociale presso il ristorante “Bocciodromo” (prenotazione entro venerdì 22 – tel. 347 7189744)

Per un 25 Aprile Resistente, festeggiate con noi!

12 aprile 2012

 

Questo è il manifesto per i festeggiamenti del 25 Aprile che si terranno ad Aosta. I protagonisti del manifesto sono proprio i nostri partigiani!

Presto saranno pubblicati i programmi delle altre sezioni.

Partire dalle autonomie locali per costruire un’Europa sociale

12 aprile 2012

Venerdì 23 marzo l’ANPI della Valle d’Aosta, nella persona di Andrea Lamberti (membro del comitato regionale), ha partecipato al convegno dal titolo “Autonomia, democrazia, lavoro: idee forti per l’Europa”, svoltosi a Bolzano il 23 marzo, promosso dall’ANPI nazionale.

L’ANPI ritiene che costruire un’Europa sociale, fondata sui diritti, primo tra tutti il “lavoro”, sia indispensabile per portare avanti i valori di libertà e giustizia che hanno guidato la Resistenza. E’ però preoccupante il diffondersi in Europa di sentimenti razzisti e xenofobi, spesso uniti a rigurgiti neo-fascisti (si pensi ad esempio all’Ungheria). Le autonomie locali, da sempre laboratorio d’incontro tra culture differenti, possono essere la base per costruire un nuovo sentimento europeista, che sappia andare oltre la sola unità politica, apprezzabile ma insufficiente.

L’ANPI ritiene che parlare di Europa e Autonomia non sia contraddittorio, infatti Europa e Autonomia convivono in un sistema più ampio di relazioni che sono alla base di una convivenza pacifica. L’ANPI condanna invece il regionalismo e il particolarismo egoistici e chiusi rispetto al mondo esterno, incapaci di creare solidarietà e legami sociali, generatori di odio e intolleranza.

L’ANPI difende quindi con forza le autonomie locali, troppo spesso accusate di essere fonte di privilegi immotivati. L’ANPI considera l’autonomia, un modello fondato su una più profonda vicinanza al cittadino e al territorio e su una maggiore responsabilizzazione della politica. In questo, oltre che nella storia, l’autonomia locale trova la sua legittimazione.

Andrea Lamberti sottolinea: “ E’ importante portare avanti anche in Valle d’Aosta una nuova riflessione sul significato e il ruolo che devono avere oggi le autonomie locali. Stiamo attraverso un momento di radicale trasformazione degli assetti istituzionali, italiani ed Europei; non possiamo eludere il problema guardando al passato; un cambiamento oggi appare necessario, se non vogliamo esserne travolti dobbiamo saperlo guidare.”