Articoli correlati ‘A.N.P.I.’

Le nostre iniziative per la “FESTA DELLA LIBERAZIONE” 2013

17 aprile 2013

Anche quest’anno il Comitato valdostano dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia presenta un ricco calendario di commemorazioni, iniziative culturali e sportive, previste in diversi comuni della Valle, per celebrare la “Festa della Liberazione”, dedicando ampio spazio alla riflessione, alla cultura e ad iniziative sportive che vogliono anche essere un momento di aggregazione accanto ai momenti più commemorativi del 25 aprile.

Il 25 aprile cade in un momento di gravissima crisi e speriamo che questa Festa, celebrata in tantissimi Comuni della Valle d’Aosta rimetta in moto la speranza nel solco delle sue radici autentiche : Antifascismo e Resistenza

L’ANPI sarà in campo, e lavorerà a fianco delle cittadine e dei cittadini, per compiere questo decisivo percorso, con passione e rinnovata energia: l’ANPI è la forza dei suoi giovani, della sua nuova stagione per la democrazia.

Una stagione di piena e straordinaria Liberazione.

Queste iniziative sono il frutto di una fattiva collaborazione con la Presidenza della Regione, le varie amministrazioni comunali, l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea in Valle d’Aosta, la fondazione Natalino Sapegno e l’Associazione UISP (Unione Italiana Sport per Tutti).

FESTA DELLA LIBERAZIONE 2013

CALENDARIO DELLE INIZIATIVE IN VALLE D’AOSTA

 

MORGEX

Mercoledì 8 maggio

Ore 18,00 – Tour de l’archet

Incontro organizzato in collaborazione con la Fondazione Sapegno con la staffetta partigiana e vicepresidente nazionale dell’ANPI, Marisa Ombra per discutere delle problematiche della libertà e dignità. L’incontro è sintetizzato nel messaggio che la scrittrice rivolge alle ragazze di oggi con il libro “Libere sempre” cercando di ritrovare emozioni, paure e desideri di quella ragazza del 1939, nella consapevolezza che essere giovani oggi non è molto diverso da averli avuti settant’anni fa e che anche i tempi di questa e quella gioventù hanno qualcosa in comune.

 

SARRE

Venerdì 19 aprile – Sarre

Ore 10,00 – chiesa di san Eustachio – Chesallet

Santa Messa presieduta da S.E. Mons. Vescovo di Aosta

Ore 11 – piazzale della casa parrocchiale di Chesallet

Deposizione di una corona alla targa commemorativa di don Duc e discorsi commemorativi

Ore 11,20 – monumento in memoria di don Duc e dei caduti di tutte le guerre

Deposizione di una corona e resa d’onori

 

AOSTA

Giovedì 25 aprile

Ore 09,30 – cimitero di Aosta

Deposizione di un mazzo di fiori sulla tomba di Orlando BEE, vicepresidente regionale dell’ANPI e brevi pensieri in sua memoria dei componenti della sezione di Aosta.

Ore 10,00 – cimitero di Aosta

Santa Messa al Sacrario e deposizione di un corona.

Ore 11,10 – giardino della Rimembranza di via Festaz

Deposizione di una corona al monumento dei Morts de la Liberté.

A seguire

Corteo verso piazza Chanoux, alzabandiera, discorsi celebrativi di un esponente del comune di Aosta e del sen. Umberto CARPI, componente del comitato.

Ore 17,00 – piazza Chanoux

Concerto della Banda Municipale di Aosta a ammaina bandiera.

Domenica 28 aprile

Ore 14,00 – casa di Babel in p.zza Chanoux

I partigiani ricordano il 28 aprile 1945 quando entrarono ad Aosta sollecitati da alcune letture curate dalla compagnia “Replicante teatro” in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea in Valle d’Aosta.

Giovedì 9 maggio

Ore 10,00 – biblioteca regionale

Incontro con alcune classi degli istituto superiori con le staffette partigiane Anna Cisero Dati e Marisa Ombra, vicepresidente nazionale dell’ANPI per discutere delle problematiche della libertà e dignità. L’incontro è sintetizzato nel messaggio che la scrittrice rivolge alle ragazze di oggi con il libro “Libere sempre” cercando di ritrovare emozioni, paure e desideri di quella ragazza del 1939, nella consapevolezza che essere giovani oggi non è molto diverso da averli avuti settant’anni fa e che anche i tempi di questa e quella gioventù hanno qualcosa in comune

 

SAINT-MARCEL e BRISSOGNE

Giovedì 25 aprile

Ore 10,00

Ritrovo dei partecipanti presso i rispettivi Comuni e deposizione delle corone ai Cippi dei Caduti.

Ore 11,00

Presso il Comune di Saint-Marcel i Sindaci daranno il loro benvenuto ai partecipanti. Seguirà un Rinfresco offerto dall’Amministrazione Comunale di Saint-Marcel.

Ore 12,30

Pranzo presso la trattoria “Come a casa” (ex bar Turismo) in Fraz. Prelaz di Saint-Marcel

Per prenotazioni pranzo chiamare entro il 22 aprile: Bionaz Piero tel 333 5099765, Blanc Cino tel 389 1621789, ristorante 0165 778789

FENIS

Giovedì 25 aprile

Ore 09,15 – località Chez Sapin presso il café Du Bourg

Ritrovo dei manifestanti con la banda musicale.

Ore 10,00

Messa in suffragio dei caduti

Benedizione monumenti guerre 1915/1918 e 1940/45

Discorso celebrativo tenuto dal Sindaco di Fénis, Giusto PERRON

Inni e canti eseguiti dal coro Saint Roch

Ore 13,00

Pranzo presso il ristorante “Lo Bistrot”

Per prenotazioni pranzo chiamare entro il 23 aprile al numero 389 1837254

SAINT-VINCENT

Giovedì 25 aprile

Ore 10,40

Raduno dei partecipanti davanti alla Chiesa.

Ore 11,00

Santa Messa nella chiesa parrocchiale

Deposizione corone ai monumenti ai caduti

Discorsi celebrativi

 

VERRES e MONTJOVET

Domenica 21 aprile

ISSOGNE

Ore 10.00 Partenza dal monumento ai caduti della 176^ BG per la PEDALATA DELLA MEMORIA (omaggio alle lapidi dei caduti sul percorso Issogne- Champdepraz-Montjovet)

MONTJOVET – area sportiva di località Berriat

Ore 11.30 Aperitivo con i partigiani e apertura dell’esposizione delle produzioni scritte ed iconografiche degli alunni

Ore 21.00 “L’ombra del fiore” – spettacolo teatrale e musicale a cura dei Replicante teatro accompagnati da Andrea Costamagna alla fisarmonica

Mercoledì 24 aprile

MONTJOVET – area sportiva di località Berriat

Ore 21.00 Presentazione, in anteprima, della pubblicazione curata da Silvia Berruto: “Guida ai musei della Resistenza e della lotta di Liberazione” frutto del lavoro della Commissione Scuola “Dolores Abbiati”dell’ANPI di Brescia.

Giovedì 25 aprile

VERRES

Ore 09.30 Torneo di calcio “25 Aprile” – squadre veterani in collaborazione con l’UISP Valle d’Aosta

Ore 10.00 Ritrovo in piazza Ospedale

Ore 10.30 Corteo preceduto dalla Filarmonica di Verrès e deposizione di corona al monumento ai caduti in piazza XXV Aprile

Ore 10.45 Piazza René de Challand

Saluto del Sindaco Luigi Mello SARTOR e discorso celebrativo tenuto dal consigliere regionale Raimondo DONZEL

MONTJOVET

Ore 12.00 località Berriat

Deposizione di una corona al monumento ai caduti con il saluto del Sindaco Rinaldo GHIRARDI

Ore 13.00 Pranzo sociale presso il ristorante “Napoleon”

Ore 14.30 Gara di palet: “Trofeo anniversario della Liberazione”

Prenotazioni per pranzo al tel. 333 4671228

 

DONNAS, PONT-SAINT-MARTIN e PERLOZ

Giovedì 25 aprile

DONNAS

Ore 09.00 Deposizione di una corona al monumento ai Caduti

PONT-SAINT-MARTIN

Ore 09.30 Ritrovo dei partecipanti presso la S.O.M.S.

Ore 10.00 Deposizione di corone ai monumenti ai Caduti

PERLOZ

Ore 11.15 Santa Messa nella chiesa parrocchiale

Ore 12.00 Deposizione corone e discorsi commemorativi

Ore 12.30 pranzo sociale presso l’osteria “Ca du For”

prenotazione entro lunedì 22 – tel. 347 5833243

Ore 16.00 spettacolo teatrale “L’altra storia”

Cento anni di vicende italiane (1848-1948) rivisitati attraverso

testimonianze e canti popolari a cura del Gruppo Teatro Angrogna

Accompagneranno le cerimonie la Banda musicale di Pont-Saint-Martin e letture sulla Resistenza da parte di alunni dell’Istituzione Scolastica Mont Rose A”. 

Io sono Partigiana, il nostro 8 Marzo

6 marzo 2013

L’ANPI della Valle d’Aosta, in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea in Valle d’Aosta, organizza per l’8 marzo 2013

IO SONO PARTIGIANA

Un 8 MARZO sul tema DONNE E RESISTENZA

Dedicato alle donne della 176^ Brigata Garibaldi, alle donne cadute e a tutte lle donne resistenti.

Auditorium delle scuole di Issogne – ore 20.30


Con l’intento di proseguire l’opera di salvaguardia della memoria storica della Resistenza e mettere in luce il ruolo che le donne hanno svolto.

Opera di salvaguardia necessaria visto che le donne sono spesso dimenticate, ma con il loro sacrificio e l’abnegazione con la quale lottarono hanno contribuito a realizzare un’impresa che sembrava un’utopia. Combattenti al pari degli uomini quando ancora la parità era di là da essere riconosciuta.

Opera di salvaguardia resa particolarmente urgente dall’età delle protagoniste di questa straordinaria stagione di libertà, la maggior parte delle quali ormai non più tra noi.

Donne molto diverse, ma tutte straordinarie, segnate profondamente dalle esperienze che hanno vissuto e accomunate da un carattere forte e da una grande umiltà.

 

 

Durante la serata verranno in particolare ricordate le donne della 176^ Brigata Garibaldi:

Allemand Attilia, detta Angelina, staffetta Tedi – Ansermé Maria, staffetta Adriana – Bertolin Lucia, partigiana infermiera Ninfa – Bertolin Marietta, infermiera Irnit – Borettaz Giovanna, staffetta Norma – Borettaz Maria Luigia, partigiana infermiera Diva – Borettaz Teresa, collaboratrice – D’Herin Maria Carolina, benemerita Ivana – Dublanc Emma, staffetta Elda – Dufour Annetta, staffetta – Francisco Natalina, staffetta – Gervasone Giovanna, collaboratrice – Girod Aurora, staffetta Alba – Ivosic Marianna, partigiana Lupina  – Péaquin Idelma, staffetta Romana – Pinet Maria, staffetta Lea – Sabadini Elisabetta, staffetta Bettina – Valente Lidia, benemerita Totò – Valleise Matilde, staffetta – Vitali Leda, staffetta Cielito Lindo-Baby

Sono le donne della 176^ Bg. a tre di loro le video interviste che passeremo oggi:

 

La serata prevede la lettura dei nomi delle donne partigiane da parte delle donne dell’ANPI intervallate da letture curate da Barbara Caviglia / Replicante teatro, tre video interviste alla partigiana “Ninfa”, Lucia Bertolin e alle staffette Matilde Valleise e Allemand Attilia. Canzoni a cura di Ranzie Mensah.

Voci quindi del passato e del presente, donne di culture diverse.. per evidenziare la continuità temporale e l’aspetto universale della resistenza a favore della libertà. Qui, come altrove, le donne hanno lottato e lottano tutt’ora

 

Durante la serata sarà possibile tesserarsi all’Associazione.

Vogliamo giustizia e verità sulle stragi nazifasciste: firma la petizione dell’Anpi

7 febbraio 2013

L’ANPI, ritenendo doveroso fare il punto della situazione sulla questione delle stragi nazifasciste, per le quali il nostro paese ha versato un tributo di sangue di circa 15.000 caduti, disseminando eccidi compiuti anche prima dell’otto settembre 1943, dalla Sicilia fino al nord Italia con l’esercito tedesco in rotta verso la Germania, ha deciso di assumere la questione delle stragi nazifasciste come una sua battaglia nazionale, rivendicando “verità e giustizia” per le vittime.

Firma la petizione Online:

L’azione dell’associazione si è incardinata nella costituzione di una apposita commissione di lavoro, che ha teso l’azione verso tre indirizzi fondamentali: la costituzione come parte civile dell’Anpi in tutti i processi di strage, la raccolta di tutti i materiali giudiziari e parlamentari delle stragi che attualmente sono difficilmente reperibili e consultabili per motivi sia burocratici che politici e non ultimo come importanza censire attraverso la realizzazione di una mappa tutti le stragi avvenute, in quanto ad oggi non si ha questo importante strumento divulgativo e conoscitivo. Aggiungasi a tutto ciò l’avvio di una petizione nel Paese indirizzata al Presidente del Senato.

Cosa ancora più importante sarà per l’Anpi portare le istituzioni preposte, governo e parlamento, a discutere sulla conduzione politica di questi 70 anni che ha causato l’enorme ritardo con il quale si stanno svolgendo oggi i processi, limitando notevolmente la possibilità di far giustizia, procedimenti che sono elementi unici sia per sostenere la verità storiografica sia per dare sollievo a tutte le vittime. Tutti gli interventi dei vari specialisti hanno concordato su alcuni punti precisi comuni ai loro pensieri. Un enorme ritardo dell’inizio dei processi con altrettanto grandi responsabilità dei governi italiani che mai hanno preso posizione e coscienza di quello che ha portato a questo colpevole “dimenticanza” nel famoso e famigerato Armadio della Vergogna. Uno sminuire, attraverso una mirata strategia politica, le gravi responsabilità della repubblica sociale e dei fascisti repubblichini, che “volenterosamente” si sono adoperati ad essere accompagnatori quando non esecutori diretti di queste stragi. Una non considerazione della sofferenza dei superstiti e dei famigliari delle vittime, spesso lasciate sole a se stesse, senza risarcimenti né morali né economici. Così come abbiamo oggi un gap comunicativo di Memoria tra le generazioni, in quanto venendo meno il contributo del testimone per motivi anagrafici, con più difficoltà si riesce a portare a conoscenza questi fatti, che hanno la potenzialità di divenire strumenti di formazione di nuove coscienze civili. Un’altra considerazione importante su cui tutti hanno condiviso le proprie riflessioni, è quella che fin dal dopo guerra, sia da parte dei tedeschi sia anche in alcune memorie di sopravvissuti, si è voluta scaricare le colpe sui partigiani, mentre invece l’analisi del caso Toscana, dimostra come solo il 12% delle vittime sia stata causata da rappresaglia, e come comunque sempre ci si trovi di fronte a risposte sproporzionate, definibili oggi come crimini contro l’umanità e non azioni di guerra. Gli ordini erano di una guerra ai civili voluta dai massimi vertici militari germanici.

Il documento della commissione di lavoro sulle stragi.

Il testo della petizione popolare

Appello dell’Anpi per un voto che rigeneri il Paese

7 febbraio 2013

L’Anpi- Associazione Nazionale Partigiani d’Italia lancia un appello per le elezioni del 24 e 25 Febbraio.
Da un lato rivolto a tutte le cittadine a a tutti i cittadini, a cui chiediamo di impegnarsi concretamente per il rinnovamento del paese e di andare a votare, dall’altro chiediamo ai partiti di assumersi un solenne impegno per il bene ed il futuro dell’Italia.

Il video-appello
Video Appello per le elezioni politiche 2013

“C’è un’urgenza fortissima di rigenerare il Paese. In Italia è stata prodotta in questi anni una tale cattiva politica, un tale trasformismo da far impallidire il governo Giolitti”. Esordisce così Carlo Smuraglia, Presidente Nazionale dell’ANPI, nella conferenza stampa di presentazione dell’appello elettorale dell’Associazione tenutasi stamani, 24 gennaio, a Roma.

 

“Ci rivolgiamo ai partiti, alle istituzioni, ai cittadini, nella ferma convinzione che è indispensabile ritrovare un fondamento comune  come quello che fu alla base del lavoro dell’Assemblea Costituente almeno su principi e su  valori di fondo, tra i quali meritano di essere indicati come più urgenti: il rigore morale, nel pubblico e nel privato, la trasparenza nell’attività delle Istituzioni; l’impegno diffuso contro ogni tipo di razzismo e di discriminazione, il lavoro, in particolare per i giovani: la Repubblica italiana è “fondata sul lavoro” e dunque proprio nella realizzazione di questo principio deve ravvisarsi la priorità assoluta dell’azione pubblica e privata, perché senza lavoro, senza opportunità di lavoro, senza dignità e sicurezza nel lavoro, viene meno quello stesso sviluppo della persona umana; libertà, uguaglianza e dignità per le donne, delle quali va garantita la pari opportunità nell’accesso al lavoro e ai posti di responsabilità e per le quali va messa in atto una forte campagna contro ogni forma di violenza anche domestica”.

 

“Per non parlare – ha aggiunto Smuraglia – della questione del neofascismo. C’è un’avanzata, che non può non preoccupare ,dei movimenti che si richiamano dichiaratamente al fascismo, avanzata che addirittura arriva a doverci far vedere Casa Pound candidata alle elezioni. Una volta per tutte: questi movimenti sono fuori dalla Costituzione”.  E la reazione a questa avanzata da parte delle strutture preposte a contrastarli è tiepida se non assente. “Non c’è da meravigliarsi quando anche nei partiti che dovrebbero essere più tradizionalmente attenti a questi temi, rispetto al termine antifascismo – che non dimentichiamocelo è un tutt’uno col termine democrazia – c’è quasi una completa indifferenza”.

L’APPELLO INTEGRALE DELL’ANPI PER LE ELEZIONI DEL 24 E 25 FEBBRAIO

Per un’Italia rinnovata, nei valori dell’Antifascismo, della Resistenza e della Costituzione.

“Non è il Paese che avevamo sognato”, abbiamo detto più volte – in questi anni – e ora, nell’imminenza delle elezioni politiche, c’è la seria speranza e la concreta possibilità di vedere realizzato quel sogno per cui tanti antifascisti, partigiani e cittadini si sacrificarono e morirono; di colmare il baratro che si è creato tra cittadini, istituzioni e politica; di riavvicinare il Paese a quegli ideali che furono alla base della Resistenza e, in seguito, della Costituzione.

L’ANPI, dunque – in assoluta indipendenza e autonomia rispetto ai programmi che ognuno dei partiti riterrà di prospettare agli elettori – ritiene di riaffermare alcuni principi fondamentali per il futuro della democrazia, rivolgendosi ai partiti, alle istituzioni, ai cittadini, con l’autorevolezza che deriva dalla propria storia e dal suo impegno quotidiano, nella ferma convinzione che è indispensabile ritrovare un fondamento comune – come quello che fu alla base del lavoro dell’Assemblea Costituente – almeno su alcuni principi e su alcuni valori di fondo, tra i quali meritano di essere indicati:

il rigore morale, nel pubblico e nel privato;

la correttezza e la dignità, nella politica e nel vivere civile;

la trasparenza nell’attività delle Istituzioni;

la “buona politica”, nel contesto della funzione che l’art. 49 della Costituzione assegna ai partiti;

l’impegno contro ogni forma di corruzione;

l’impegno diffuso contro ogni tipo di mafia e contro ogni tipo di connessione tra criminalità organizzata e politica;

il rispetto nei rapporti tra i partiti e fra i singoli cittadini;

l’impegno diffuso contro ogni tipo di razzismo e di discriminazione e contro ogni rigurgito di fascismo e di nazismo;

il lavoro, in particolare per i giovani. La Repubblica italiana è “fondata sul lavoro ” e dunque proprio nella realizzazione di questo principio deve ravvisarsi la priorità assoluta dell’azione pubblica e privata; perché senza lavoro, senza opportunità di lavoro, senza dignità e sicurezza nel lavoro, viene meno quello stesso sviluppo della persona umana;

libertà, uguaglianza e dignità per le donne, delle quali va garantita la pari opportunità nell’accesso al lavoro e ai posti di responsabilità e per le quali va messa in atto una forte campagna contro ogni forma di violenza anche domestica.

Chiediamo dunque ai partiti di assumere un solenne impegno, sui principi e sui valori qui sopra elencati.

Rivolgiamo anche un appello alle cittadine e ai cittadini perché facciano in concreto quanto necessario per il rinnovamento del Paese, rendendosi conto che la sovranità popolare non ha senso alcuno se i titolari non la esercitano. Da ciò un invito forte alla partecipazione ed alla manifestazione della propria volontà attraverso il voto: rinunciare a manifestare la propria volontà, significa rinunciare a creare per se stessi, per i figli, per i nipoti, per le generazioni future, un avvenire di pace, di serenità e di giustizia sociale.

Due appuntamenti la prossima settimana: “Lola” e “La Repubblica di Cogne”

13 ottobre 2012

Buon compleanno alla resistente Ida Desandré

11 settembre 2012

Auguri a Ida Desandré per i suoi 90 anni.
Con l’abbraccio forte di tutte e di tutti noi dell’ANPI
Grazie Ida
Buon compleanno

Discorso commemorativo di Raimondo Donzel a Trois-Villes

20 agosto 2012

Sede del comando della 13a Brigata Chanoux a Fonteil de Trois-Villes

Commemorazione delle vittime della rappresaglia a Trois-Villes il 23 agosto del 1944

Trois-Villes, 19 aosto 2012

Care Staffette, Cari partigiani

Caro Sindaco,

Autorità religiose, civili e militari,

cittadine e cittadini,

chers amis valdôtains,

vi porgo il caloroso saluto di tutto il Consiglio regionale, e ringrazio sentitamente il Sindaco e l’Amministrazione di Quart, e il Presidente e l’ANPI regionale che negli anni hanno sempre reso il dovuto omaggio alle vittime e favorito la memoria dei tragici avvenimenti del 23 agosto 1944.

E’ con una grande emozione e commozione che prendo la parola a Trois-Villes, in un sito paesaggistico meraviglioso, ancor più apprezzabile in questa straordinaria domenica di sole che ci fa godere in tutta la sua bellezza la nostra magnifica Valle alpina. Siamo altresì davanti a uno dei più bei monumenti commemorativi della Resistenza, con la lapide posta nel ’54 e il complesso monumentale del ’64. E siamo di nuovo qui, a quasi settant’anni dai tragici avvenimenti dell’agosto ’44, innanzitutto perché non cada l’oblio sulle violenze del regime fascista, sulle atrocità della Repubblica di Salò e dell’invasione nazista e sulla “follia” e crudeltà della guerra. Una guerra mondiale, ma anche tra fratelli europei, tra fratelli italiani e francesi, anche tra fratelli di un stesso nucleo famigliare.

E se da una parte dunque si riaprono le ferite mai rimarginate di una guerra fratricida, e ancora rivive il dolore per la perdita di giovani vite e per i soprusi, le torture, le violenze e per le distruzioni, dall’altra non possiamo non sentire parimenti la gioia della libertà ritrovata e riconquistata.

E’ la nostra storia: una storia fatta di dolore e sofferenza che però ha portato, attraverso la lotta di Liberazione, ad una società, che pur con mille limiti e difetti, è democratica e libera, come mai è avvenuto nei 5.000 anni di storia universale dell’uomo.

Ma vi è anche una ragione personale ad accrescere la mia emozione e commozione. Sono infatti legato a questi luoghi dalle origini della mia famiglia per parte dei bisnonni materni. Mes  racines s’enfoncent dans cette terre et s’étalent jusqu’ici.

Sin da ragazzino mi è giunta l’eco della vicenda terribile di Trois-Villes. Simbolo di tante altre sofferenze sparse in tutta Europa e nel mondo durante la seconda guerra mondiale e che continuano purtroppo non lontano da noi in questo momento in Siria o in Afghanistan e in tanta parte dell’Africa: guerre civili, guerre etniche, guerre separatiste, guerre religiose, che mascherano interessi di grandi gruppi economici e ingerenze non sempre finalizzate al bene comune anche da parte di grandi paesi occidentali liberi e democratici.

La verità non può mai esser sottaciuta; la libertà nella ricerca della verità, la pluralità delle opinioni, il confronto fra sensibilità diverse sono la forza della democrazia contro il pensiero unico del fascismo.

Guai a noi ad immaginare una storia celebrativa della Resistenza che nasconda i fatti, le ombre, gli errori; ma attenzione a non distorcere, sulla base di visioni parziali, il senso di un evento di indiscutibile portata mondiale quale fu la vittoria delle democrazie occidentali alleate con i sovietici sulle dittature nazista e fascista.

Non dobbiamo dunque nasconderci che la distruzione totale dei villaggi di Trois-Villes fu vissuta con molta amarezza dalla popolazione contadina, che anche nel dopoguerra non risparmiò le critiche alla condotta della banda partigiana, la 13a Brigata Chanoux, che operava al comando di Silvio in questa zona.

Ma ecco dunque il cuore del mio messaggio odierno per una profonda e sentita commemorazione del 23 agosto ’44: solo con la liberazione dal nazifascismo, solo con la libertà, solo con la conquista dell’Autonomia gli abitanti di Trois-Villes e noi abbiamo potuto liberamente esprimere il nostro sentire profondo; abbiamo potuto e possiamo gridare la nostra verità. Basta con i sabati fascisti, basta con l’obbligo della camicia nera, basta con le piazze gremite a forza o col timore del manganello e dell’olio di ricino o della perdita del posto di lavoro. Oggi chi è qui, lo è liberamente; e chi non è qui, perché ancora sente come una ferita aperta l’incendio di Trois-Villes, lo può fare in virtù della libertà che fu riconquistata. E come liberamente possiamo parlare, così liberamente si può fare ricerca storica. Trois-Villes fu dei fascisti, fu distrutta dai nazifascisti ma dopo la liberazione non fu dei partigiani: è dei suoi abitanti che, nelle forme democratiche previste dalla Costituzione, ne determinano il futuro. E consentitemi di dire che possiamo ammirare le splendide opere di bonifica del territorio e gli impianti di irrigazione che consentono l’utilizzo economico di questi difficili territori di montagna.

Durante il fascismo e durante la repubblica fantoccio di Salò, non c’erano libertà di parola, di pensiero, di ricerca; e neppure esisteva la nostra Regione Autonoma e la possibilità di studiare il francese a scuola e parlarlo per la strada con gli amici. Notre identité de peuple valdôtain venait d’être anéantie et elle ne se manifestait que dans la clandestinité. La nostra identità secolare di piccolo popolo francofono di montagna, insediato all’incrocio di tre grandi aree politico/culturali distinte, con cui abbiamo sempre mantenuto profondi e proficui contatti ma anche una evidente distinzione, era repressa e forzatamente asservita all’idea folle di un’astratta nazione e razza.

Dunque non vi sia nessun timore a ricordare che vi fu una trattativa, purtroppo fallita, fra il Maggiore repubblichino Manfredi e la banda partigiana 13a Chanoux nei giorni che precedettero il vile assalto alle case contadine, in violazione ad ogni norma e condotta di un esercito regolare all’interno del proprio paese. E che questa trattativa per la liberazione di due militi fatti prigionieri dai partigiani, non riuscendo a concludersi, fu interrotta anzitempo, prima dell’ultimatum delle ore 16 del 24 agosto, dall’attacco congiunto di reparti tedeschi, giunti probabilmente a vendicare una incursione nella Valpelline, e di militi repubblichini del Battaglione Montebello saliti da Nus e moschettieri delle Alpi saliti da Quart.

Nella vulgata del villaggio si affermò l’idea della eccessiva fermezza e durezza del comando partigiano. Non vogliamo certo negare questa versione dei fatti; è una parte fondamentale del racconto. Ma la storia non è fatta di se. Se i partigiani avessero ceduto, allora i villaggi non sarebbero stati  bruciati. Se non si fosse opposta resistenza alcuna, non vi sarebbero state vittime. La storia racconta anche che molti ebrei tedeschi che non opposero alcuna resistenza al regine nazista furono barbaramente trucidati. Pertanto restiamo ai fatti, e proprio alcuni fatti vanno richiamati all’attenzione.

Senza aver la presunzione di tenere in una breve commemorazione una lezione di storia va ricordato il contesto storico. L’estate del ’44, con lo sbarco in Normandia del 6 giugno e l’avanzata sovietica ad est, suscita speranze straordinarie sulla imminente fine del conflitto. Ne sono testimonianza non soltanto l’attivismo partigiano in Valle d’Aosta, ad esempio la Valtournenche è tutta sotto il controllo dei partigiani di Tito; ma anche la rivolta di Varsavia, scoppiata il primo agosto che fu soffocata nel sangue dopo due mesi di battaglia, dove la popolazione civile schiacciata tra due fuochi visse l’inferno e fu poi deportata. La rivolta durò dal 1 agosto al 2 ottobre; costò ai difensori 15.000 morti, su 40.000 uomini dell’Esercito clandestino, e 200.000 furono le vittime fra il milione di abitanti di Varsavia. Uno sterminio. Anche la rivolta di Varsavia è una vicenda molto controversa, che resterà sempre oggetto di discussione nell’ambito della seconda guerra mondiale.

In quei giorni, il 19 agosto, arrivava anche la notizia dell’insurrezione di Parigi, dove il 24 entreranno gli Alleati.

In tutta Europa cresceva la ribellione al nazismo e al fascismo. Ma la guerra doveva durare ancora e a lungo. Tanto che proprio ad agosto il regime nazista accelerò la soluzione finale nei campi di concentramento e stermino. Milioni di uomini, donne, bambini di origine ebrea, ma anche popolazioni delle regioni orientali europee occupate ritenute “inferiori”, inclusi quindi prigionieri di guerra sovietici, oppositori politici, nazioni e gruppi etnici quali Rom, Sinti, Jenisch, gruppi religiosi come testimoni di Geova e pentecostali, e omosessuali, malati di mente, portatori di handicap furono condotti nelle camere a gas, nei forni crematori, nelle fosse comuni, nelle cataste da ardere.

Questo il quadro storico. Qui a Nus e Quart dove avvenne la tragedia, grazie all’autorevole testimonianza di Don Pramotton, mirabile figura di curato che si distinse in quei giorni per salvare la popolazione e alleviarne le sofferenze, possiamo capire chi si fronteggiava.

Egli dice espressamente del Maggiore repubblichino Manfredi ch’era furibondo, irragionevole, intrattabile. E quando il parroco arriva alla caserma a visitare i prigionieri dei fascisti sente le grida: “Cani di valdostani!”, e i colpi delle botte che si abbattono sulle vittime. “I prigionieri dei fascisti sono malconci e terrorizzati da far pietà a un cuore di pietra” puntualizza. Mentre visitando i due prigionieri nella mani dei partigiani, Don Pramotton afferma: “Essi mi incaricano di dire ai loro superiori che sono sempre stati trattati con tutti i riguardi dai ribelli.”  Ma questo non bastava certo ai fascisti che impongono un durissimo coprifuoco: fino a 24 ore su 24, mettendo a repentaglio la vita di tutti e dei loro animali. Il Parroco chiede l’autorizzazione di portare latte almeno ai bambini. Don Pramotton afferma: “(il Maggiore) mi dà questa risposta che trascrivo letteralmente perché non venga dimenticata: – Crepino anche loro (i bambini) come tutti gli altri!”

Non siamo qui a celebrare le gesta di Davide contro Golia. Ma qualsiasi ricostruzione storica non può ignorare che nella tragicità del conflitto, con tutti i limiti e gli errori commessi e che non vanno sottaciuti, una parte, quella degli Alleati e della Resistenza, lottava per riportare la libertà e un’altra perseguiva un disegno mostruoso per il predominio di un uomo sull’altro e di una razza sul pianeta.

Mentre i repubblichini festeggiano, si contano i morti: sono per fortuna pochi dice il parroco che aveva visto con trepidazione insieme agli abitanti di Nus e di Quart alzarsi le terribili fiamme e le enormi colonne di fumo che avevano inghiottito i tre villaggi; ma un tributo di sangue che gli abitanti non hanno mai dimenticato e fanno bene a non dimenticare mai e noi dobbiamo contribuire a ricordare: Barrel Eusebio, Désandré Pietro, Foretier Dujon Tommaso, Martinet Roberto, perché  il vostro sacrificio non fu invano. La lapide su cui sono incisi i vostri nomi non sarà cancellata finché l’ANPI e le Amministrazioni democratiche e i cittadini le renderanno il dovuto omaggio.

Anche Hiroshima e Nagasaki e la città di Dresda ci ricordano che la follia della guerra non risparmiò dagli errori neanche le truppe Alleate, in modo tragico come nella mancata trattativa di Trois-Villes. Ma solo la vittoria sotto le insegne della libertà ci permette di vedere oggi gli errori, col senno di poi, con la lucidità di chi sta in poltrona a fumarsi la pipa, di comprendere i limiti dell’umanità tutta. E consente di tracciare una nuova strada ai popoli liberi. Una strada difficilissima da percorrere proprio in questi tempi resi duri e “cattivi” da una crisi economica straordinariamente profonda.

Ritroviamo dunque nella libertà, grazie alla libertà, i valori della giustizia sociale e della solidarietà; la capacità di aiutarsi l’un l’altro come fece don Pramotton con la gerla in spalla girando tra le case la sera del coprifuoco a distribuire alla gente affamata un po’ di pane e della fontina che aveva mendicato nelle vie di Aosta.

Mai più una Trois-Villes. Mai più una guerra.

Per questo dobbiamo difendere le Istituzioni repubblicane, la nostra Costituzione democratica e la nostra Autonomia speciale.

E dichiararci senza esitazione alcuna:

ANTIFASCISTI SEMPRE!

Discorso commemorativo di Mariella Herera a Issime

20 agosto 2012

Luglio 1944 – luglio 2012

Sono iscritta da una quindicina di anni all’Anpi in qualità di patriota, come era in uso fino a qualche tempo fa, in quanto i suoi aderenti erano quasi esclusivamente ex partigiani….Poi, il tempo che scorre, che inesorabilmente chiude con i più anziani, ma soprattutto che ci fa toccare con mano quanto la Libertà non sia una conquista ottenuta una volta per sempre, ma un valore da difendere giorno per giorno, ha voluto che oggi io sia iscritta in qualità di “antifascista”. Può sembrare un fatto solo formale, ma corrisponde invece ad un passaggio ideale tra l’Anpi dei partigiani, come Masini, Gaspard, Zancanella e tanti altri ad un organismo, da loro stessi fortemente voluto ed incoraggiato nel quali tutti i cittadini democratici potessero riconoscersi.

Il compito di questa mia generazione è stato ed è quello di passare alle generazioni più giovani il testimone che noi abbiamo ricevuto dai protagonisti di quel periodo.

Chissà com’era il tempo, in quei giorni di luglio del 1944. Quello delle bande partigiane sicuramente migliore, dopo i lunghi mesi invernali e primaverili. Ai primi e pochi resistenti che, dopo l’8 settembre, avevano compreso subito che la guerra non era affatto finita, si erano aggiunti via via i giovani che, richiamati alle armi dai bandi di Salò, avevano risposto no. Per scelta politica, ideologica ? Perché un partito glielo ordinava ? Ma quale partito, se ne esisteva solo uno, quello fascista ? Forse era solo paura, mista a qualcosa di innato, da queste parti: la difesa del proprio territorio, della propria casa, del proprio villaggio ed una grande voglia di pace.. La risposta più semplice, immediata era stata per molti il dire no. No agli ammassi, no alle requisizioni, no al coprifuoco, no agli arresti. Si era capito poi subito che scappare e rifugiarsi in montagna non sarebbe bastato. Ecco allora il lungo periodo dei colpi di mano, degli attacchi alle pattuglie ed alle caserme, alla ricerca disperata delle armi e ai primi tentativi di organizzare una struttura che tenesse insieme le persone e desse loro speranza e fiducia in un domani che sarebbe stato diverso e migliore.

Era l’estate, quell’estate del 1944, quando le formazioni partigiane si trovavano ad essere gonfie di uomini ma anche povere di armi. Uomini che avevano vent’anni o giù di lì.

Cosa volesse dire avere vent’anni nel 1944, per noi credo rimarrà sempre un mistero.

Per noi che seguiamo spaventati le borse e lo spread che sale e che scende portandosi dietro le nostre paure e le insicurezze di perdere tutto.

Ecco, forse ci servirebbe, oggi sabato 28 luglio 2012, pensare cosa volesse dire sentire il rumore di un camion in un villaggio della valle del Lys; un camion che voleva dire brigate nere, o tedeschi arrivati chissà da dove. Un camion da cui potevano scendere degli uomini con le divise nere che bruciavano, portavano via viveri o rubavano cose. Perché i più forti erano loro.

Cosa volesse dire per un abitante di un villaggio essere preso, legato, portato a Ponte San Martino (anche la nostra lingua avevano costretto a rinnegare) come ostaggio per diversi giorni con l’incubo di finire fucilato in caso di qualche azione partigiana è una cosa che noi possiamo solo immaginare, o forse neanche.

Avevano 20 anni, quei ragazzi, ed erano destinati a crescere in fretta, anche troppo, forse.

Teste calde, potrebbe dire qualcuno, che avevano però chiaro che l’Italia di Salò non li rappresentava e che i tedeschi a casa loro non li volevano. Una cosa semplice, da cui ne sarebbero derivate poi altre. Sarebbero nate qui, anche se non lo si sapeva ancora, parole che oggi ci piace ancora pronunciare a voce alta e con orgoglio: Costituzione, Autonomia. Parole che ci ostiniamo a scrivere con la lettera maiuscola, quella usata per le cose importanti.

Noi qui oggi ricordiamo dei fatti di 68 anni fa. E’ un tempo enorme, per i nostri ritmi tutti basati sul presente, sull’adesso e subito e qualcuno potrebbe ancora chiedere:- Perché ricordare ancora dopo tanto tempo ?-.

Ci sono tante risposte a questa domanda: una, semplice, è che ce lo chiedono loro, i nomi dei caduti che urlano dalle lapidi a volte ignorate. Ci dicono che quello che hanno fatto, tanti anni fa, ci permette ora di essere qui oggi, liberi.

Un’altra risposta è venuta dalla cronaca di questi giorni: sabato 14 luglio 2012, Pieve Saliceto, frazione del comune di Gualtieri, nella bassa reggiana. Giovanni Iotti, capogruppo del Pdl nel consiglio comunale, ha proposto di intitolare l’ex scuola a Benito Mussolini, in quanto maestro elementare che vi insegnò tra il 1900 ed il 1904.

Naturalmente il sindaco di Gualtieri ha bocciato immediatamente l’iniziativa, che però ci deve far riflettere.

Quando l’ignoranza si abbina con la stupidità la miscela può diventare esplosiva, come la storia ci ha dimostrato molte volte. Proprio qui, ad Issime, è toccato ai fratelli Jona conoscere dove portasse la strada disegnata ed indicata dal cavaliere Benito Mussolini: ai forni di Auschwitz..

Si parla molto di revisionismo storico, come di una marmellata indefinita che chiunque può spalmare su qualunque superficie; quando la memoria svanisce, non si distingue più la giustizia dall’arroganza, la libertà dall’ignoranza colpevole, il massacratore dal ribelle.

Ecco perché oggi è giusto essere qui ad Issime dove nel luglio del 1944 partigiani valdostani e biellesi di formazioni con origini e orientamenti politici differenti lottarono insieme, per liberare territori sempre più vasti dai nazifascisti.

Scriveva Norberto Bobbio nel 1965 ” …effettivamente l’Italia non è diventato quel paese moralmente migliore che avevamo sognato: la nuova classe politica, salvo qualche rara eccezione, non assomiglia in nulla a quella che ci era parsa raffigurata in alcuni protagonisti della guerra di liberazione, austeri, severi con se stessi, devoti al pubblico bene, fedeli ai propri ideali, intransigenti, umili e forti insieme, anzi ci appare spesso faziosa, meschina, amante più dell’intrigo che della buona causa, egoista, tendenzialmente sopraffattrice, corrotta politicamente se non moralmente e corruttrice, desiderosa del potere per il potere.”

Chissà cosa avrebbe potuto scrivere oggi !

Ma a chi gli parlava di resistenza tradita ed esaurita, Bobbio replicava preferendo il termine di “ Resistenza incompiuta… propria di un ideale che non si realizza mai interamente, ma ciononostante continua ad alimentare speranze e a suscitare ansie ed energie di rinnovamento. “

Un modo chiaro per dire a tutti, per dirci, cosa significhi oggi essere antifascisti.

Programma dettagliato della Commemorazione ad Issime

24 luglio 2012

Il ricordo della bellissima giornata passata in compagnia della partigiana Lucia Bertolin!

21 luglio 2012


Alcuni esponenti dell’Associazione Nazionale Partigiani (ANPI) giovedì 12 luglio hanno incontrato e intervistato Lucia Bertolin, partigiana valdostana che da vent’anni vive ad Alagna, con l’intento di proseguire l’opera di salvaguardia della memoria storica della Resistenza e mettere in luce il ruolo che le donne hanno svolto.

Opera di salvaguardia necessaria visto che le donne sono spesso dimenticate, ma con il loro sacrificio e l’abnegazione con la quale lottarono hanno contribuito a realizzare un’impresa che sembrava un’utopia. Combattenti al pari degli uomini quando ancora la parità era di là da essere riconosciuta.

Opera di salvaguardia resa particolarmente urgente dall’età delle protagoniste di questa straordinaria stagione di libertà, la maggior parte delle quali ormai non più tra noi.

Donne molto diverse, ma tutte straordinarie, segnate profondamente dalle esperienze che hanno vissuto e accomunate da un carattere forte e da una grande umiltà.

Lucia Bertolin nasce a Verres, il 15 giugno 1923 da Vittorio e Pidella Costanza.

Lavora come infermiera presso la “Guinzio & Rossi” di Verres e, anche grazie al proprietario della fabbrica, entra nella resistenza valdostana prestando soccorso e cura ai partigiani. Lucia entra a far parte della 176° Brigata Garibaldi con il nome di battaglia Ninfa.

Non possiamo non sorridere quando durante l’intervista Lucia parla con immensa stima di Anna Cisero Dati, mentre la stessa Anna ricorda proprio quelle donne che prestavano cura ai malati di scabbia e tifo incuranti del grande pericolo cui andavano incontro.

Ma la guerra porta anche Lucia a conoscere l’uomo che sposerà, Necer Giuseppe, il partigiano “Guida” e da cui avrà due figli.

Ora il progetto continuerà intervistando le altre donne iscritte all’ANPI, ma anche andando alla ricerca di nuove donne da intervistare che abbiano vissuto quel periodo e proprio per questo motivo chiediamo a tutte le persone interessate di segnalarcelo.